Benvenuti nel sito di Movimento per l'infanzia
"L'atteggiamento che una società riserva all'infanzia indica il grado di civiltà e i valori della cultura che ne è espressione. Una società che non è in grado di proteggere e far crescere i bambini secondo i bisogni psicologici ed emotivi che essi esprimono, che non ne valorizza le potenzialità razionali e creative e non sa dare ascolto e risposta alle istanze affettive ed emotive non ha futuro o ha un futuro carico di incertezze e minacce. Date queste premesse, la nostra cultura - intesa anche come responsabilità globale nei confronti dei bambini del mondo - è insensibile e disattenta nei confronti dell'infanzia rimandando ad un incerto futuro il momento in cui pagare il prezzo della colpevole trascuratezza della questione infantile."(cap. I - Il bambino e i suoi bisogni - libro bianco sull'infanzia - Movimento per l'Infanzia)
L'11 febbraio 2012 a Firenze (Sala convegni dell'Ordine dei Medici, via Giulio Cesare Vanini n. 15) si terrà un'interessante incontro su un tema di grande importanza e attualità, entrato prepotentemente nelle aule dei Tribunali ordinari e per i Minorenni italiani: la P.A.S. (sindrome di alienazione parentale).
Agli interventi di specialisti quali l'Avv. Andrea Coffari (Presidente del Movimento per l'Infanzia), il Dott. Andrea Mazzeo (Psichiatra CSM) e la Dott.ssa Serenella Pignotti (Neonatologa medilco-legale c/o Ospedale pediatrico Meyer di Firenze) seguirà una tavola rotonda a cui parteciperanno eminenti rappresentanti del mondo accademico, giudiziario e professionale (tra gli altri, la Prof.ssa Ersilia Menesini, Professore Ordinario di Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione nell'Università di Firenze, il Dott. Luigi Grimaldi, Presidente Sez. Famiglia e per i Minorenni della Corte di Appello di Firenze, il Dott. Massimo Floquet, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze).
L'evento è in corso di accreditamento presso l'Ordine degli Avvocati di Firenze ma, tenuto conto dell'argomento e del taglio degli interventi, può considerarsi aperto a tutti (con ingresso libero).
Nella sezione "Convegni" puoi scaricare la locandina dell'evento
Relazione presentata alla Commissione Giustizia del Senato sulla proposta di legge 957/2008 dal Presidente del Movimento per l'Infanzia avv Girolamo Andrea Coffari - doppio domicilio e PAS soluzioni adultocentriche direttamente lesive dei diritti dei bambini.
| C'è un disegno di legge, il n. 957/2008, attualmente in esame presso la Commissione Giustizia del Senato, riunita in sede referente.
Molte agenzie, organismi o associazioni che si occupano della tutela dei minori si sono già negativamente espressi su questa proposta, critiche condivise dal Movimento per l'Infanzia che tuttavia intende compiere un ulteriore passo e porre in evidenza come il cosiddetto affidamento condiviso bis risponda ad una logica meramente adultocentrica e proponga soluzioni inaccettabili e direttamente lesive dei diritti dei diritti dei bambini. La proposta 957/2008 è una buona occasione per dimostrare come le logiche adultiste prevalgano sull'attenzione per i bambini e come financo le informazioni contenute nella scheda di presentazione di tale infelice proposta siano alterate, inaffidabili e malamente orientate. La 957 promuove in verità una drammatica decadenza di valori, ove gli interessi egoistici degli adulti prevalgono sui diritti dei bambini |
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Una delle proposte che troviamo in questo disegno di legge è quella relativa al doppio domicilio dei figli dei genitori separati, soluzione che suggerisce il collocamento paritetico dei minori presso entrambi i genitori.
L'adulto impone il suo punto di vista, finge di legiferare "nell'esclusivo interesse del minore" dimenticandosi, subito dopo, anche delle più elementari esigenze di stabilità familiare, sociale e ambientale dei bambini, elementi che concorrono a formare l'identità e assicurare l'equilibrio di un minore.
Già il Re Salomone (libro dei Re 3, 16-28) aveva paradossalmente proposto di tagliare in due il bambino conteso fra le due donne, tanto che la vera madre, per salvare il figlio, rinunciò alla pretesa, ed eravamo nel 900 avanti Cristo, da allora i promotori del disegno di legge, sembrano non avere ancora imparato la lezione del saggio Salomone e propongono, a tremila anni di distanza, la divisione salomonica della vita del bambino, rischiando di violentarne le abitudini e stravolgerne la vita, esclusivamente per accontentare, pariteticamente, le rivendicazioni dei genitori.
La separazione dei genitori, per i figli, rappresenta quasi sempre un passaggio molto difficile, a volte doloroso, questo aspetto sembra non essere minimamente valutato dai promotori del disegno di legge e da coloro che, con enfasi ed entusiasmo, sperano che tale cinica soluzione venga adottata.
Ciò che drammaticamente manca è il punto di vista del bambino: non c'è cenno all'età, alle abitudini di vita, al momento in cui interviene la separazione, al grado di conflitto con il quale si caratterizza la separazione, alla causa del conflitto, al benessere dei figli, alle esigenze di continuità scolastica, alle esigenze di ascolto, al diritto alla stabilità.
Fissare tout court il principio del doppio domicilio, quale garanzia adultocentrica per poter esercitare eguale potere sulla prole, significa calare la scure sul destino dei bambini e dividerne in due la vita, cercando di sfamare l'egoismo dei contendenti, sacrificando chi non può o non sa esprimere il suo punto di vista.
I bambini hanno diritto ad una vita serena, hanno diritto ad essere protetti dalle inquietudini degli adulti, dai loro litigi, dalle loro contese e soprattuto hanno diritto ad una legge che sappia analiticamente garantire, con sensibilità e coraggio, i loro diritti anche se questi collidono con gli interessi degli adulti.
Ma il passaggio ancora più sorprendente del disegno di legge lo si trova leggendo l'art. 9 che testualmente recita: “Il comprovato condizionamento del minore, in particolare se mirato al rifiuto dell'altro genitore attivando la sindrome di alienazione genitoriale, costituisce inadempienza grave, che può comportare l'esclusione dall'affidamento”.
Questo comma pare un vero e proprio capolavoro di ignoranza giuridica, di improvvisazione nella tecnica legislativa e di subdolo tentativo di introdurre principi inaccettabili nel nostro ordinamento giuridico.
Proviamo a ragionare su questa proposta per fornire argomenti che giustificano un giudizio così severo.
L'intero comma è centrato sull'ipotesi del condizionamento del minore, un condizionamento mirato al rifiuto dell'altro genitore, fino a culminare con l'attivazione di una non meglio precisata “sindrome di alienazione genitoriale”.
La “sindrome di alienazione genitoriale” è la cosiddetta PAS (Parental Alienation Syndrome); dobbiamo a questo punto chiederci cosa sia questa famigerata Sindrome e soprattutto perchè e in quale modo il legislatore dovrebbe fare propria la singolare indicazione di introdurre, per la prima volta nel nostro codice civile, una malattia psichiatrica quale criterio per dirimere questioni nelle relazioni familiari fra genitori e figli .
La PAS è in verità una vera e propria invenzione di tale Richard Gardner; va necessariamente definita invenzione per il semplice motivo che la comunità scientifica non ha mai riconosciuto questa supposta malattia.
Il DMS (Diagnostic and Statistical Manual), nelle sue versioni precedenti, come in quelle più aggiornate, così come nella bozza di prossima approvazione, non comprende questa singolare patologia nell'elenco delle malattie psicologiche.
Il DSM, per chi non lo sapesse, è l'elenco ufficiale, universalmente adottato dalla comunità scientifica internazionale, di tutte le patologie, le sindromi, le malatie psicologiche o psichiatriche che dir si voglia che sono state riconosciute come tali.
La PAS, nonostante i numerosi e pressanti tentativi compiuti da anni dai seguaci di Gardner per farla rientrare nel Manuale Diagnostico (DSM), è stata sempre e per fortuna rifiutata.
Ma c'è di più, molto di più.
La PAS viene utilizzata quale espediente per scagionare i genitori accusati di violenze sessuali nei confronti dei figli; fin dalle sue origini è stata pensata come un improprio strumento diagnostico che si propone, ben prima dell'accertamento processuale, con una sorta di magia casereccia alla Gardner, di individuare le accuse vere da quelle fasulle.
Che sia vero quello che dico lo dimostrano le pubblicazioni di Gardner, nelle quali l'autore collega direttamente, direi sistematicamente, la sua infausta “invenzione”, cioè la famigerata PAS, alle accuse di violenza sessuale esercitate dai genitori nei confronti dei figli.
Nel 1987 pubblica addirittura una monografia sull'argomento: “The Parental Alienation Syndrome and the differentation between fabricated and genuine child sex abuse” ( by Creative Therapeutics, 1987 New Jersey).
Ma per capire che la PAS nasce come strumento contro i diritti dei bambini è sufficiente leggere ciò che ha scritto la NDAA (National District Attorney Association) che è la più antica e diffusa associazione dei Procuratori dello Stato degli Stati Uniti d'America, che ha definito la PAS “frutto di esperienze aneddotiche di Gardner”.
Il giudizio tombale, fatalmente negativo, sulla Pas è racchiuso in uno studio, a cura di Erika Rivera Ragland e Hope Fields (entrambi procuratori, rappresentanti dello Stato nei processi) intitolato “Parental Alienation Syndrome: What Professionals Need to Know” pubblicato sul sito Sito ufficiale (www.ndaa.org) e nella rivista (National Center for Prosecution of Child Abuse” (NCPCA) della NDAA.
In questo studio, è stato evidenziato come la PAS ha come scopo quello di essere “uno strumento in mano ad un genitore per screditare le accuse di abuso sessuale da parte del figlio e del genitore alienante”.
Il lavoro dei procuratori Ragland e Fields è composto di due parti; nelle conclusioni della prima parte scrivono, tra l'altro: “In breve, la PAS è una teoria non verificata che può avere conseguenze a lungo termine per il bambino che cerca protezione e rivendicazione legale nei tribunali” (In short, PAS is an untested theory that, unchallenged, can have far-reaching consequences for children seeking protection and legal vindication in courts of law” pag. 4 della parte prima dello studio) “Parental Alienation Syndrome: What Professionals Need to Know-Part 1”.
Nella seconda parte dello studio vengono analizzate le modalità e l'applicazione della PAS nei tribunali americani: la giurisdizione di New York si è sempre rifiutata di ammettere la PAS nei casi di abusi sessuali, lo Stato della California non l'ha ammessa perchè “non ha presupposti scientifici a sufficienza per soddisfare lo standard probatorio Kelly-Frye”.
Nelle conclusioni di questa seconda parte, gli autori scrivono che: “La PAS è una teoria non dimostrata in grado di minacciare l'integrità del sistema di giustizia penale e la sicurezza dei bambini vittime di abusi...” (PAS is a unproven theory that can threaten the integrity of the criminal justice system and the safety of abused children” pag 4 della parte seconda dello studio “Parental Alienation Syndrome: What Professionals Need to Know-Part 2).
D'altra parte non possiamo immaginare il povero Richard Gardner come un profeta non accolto in patria (nemo propheta in patria) perchè, al di qua dell'oceano, i nostri cugini spagnoli, molto più svegli di noi italiani, hanno liquidato la questione PAS con una dichiarazione ufficiale della Associazione Spagnola di Neuropsichiatria (AEN): in un documento ufficiale intitolato "Declaración en contra del uso clínico y legal del llamado Síndrome de Alienación Parental", (Dichiarazione contro l'uso clinico e legale della cosiddetta Sindrome di Alienazione Parentale) gli psichiatri spagnoli si sono pronunciati “contro l'uso clinico e legale dell'espressione Sindrome di Alienazione Parentale e altre similari aventi lo stesso significato”, definendo la PAS un “castello in aria” e raccomandando ai suoi iscritti di non utilizzarla poiché “non ha alcun fondamento scientifico e presenta gravi rischi nella sua applicazione in tribunale”
Noi italiani invece questa junk science (scienza spazzatura) la vorremmo fare entrare addirittura nel nostro codice spacciandola quale elemento di riforma nell'interesse dei bambini!
Ciò che è bene fissarsi in mente è il fatto che, l'ipotesi che un genitore condizioni il figlio fino a fargli odiare l'altro genitore, è un vero e proprio crimine (maltrattamenti) che va accertato attraverso la cognizione del fatto, con le garanzie, l'acquisizione probatoria e il contraddittorio propri del procedimento penale.
L'ipotesi (per fortuna rarissima) di un genitore che addirittura manipola la mente e la coscienza del figlio fino a fargli dichiarare, falsamente, di avere subito violenza sessuale dall'altro genitore è un altro gravissimo crimine (calunnia per interposta persona), che non può certo essere verificato con una magia diagnostica alla Gardner, ma deve essere necessariamente accertato da un tribunale penale.
Se passasse la balorda idea che i crimini si possono accertare attraverso la diagnosi di sindromi inventate secondo le esigenze di parte, potremmo fare a meno di celebrare i processi penali, potremmo invece affidarci alla creatività dello psicologo di turno per diagnosticare in men che non si dica la sindrome da spacciatore di marciapiede, la sindrome di guida senza patente, la sindrome di truffatore dello stato e allora, altro che processi brevi, arriveremmo alla diagnosi fulminea, buttando nella spazzatura, oltre che la scienza, anche secoli di storia del diritto sostanziale e processuale e le elementari garanzie dello Stato di diritto.
Dobbiamo ancora porci un'ultima fondamentale domanda: sapete perchè il nostro eroe Richard Gardner utilizzava la PAS per dimostare la falsità delle accuse di violenza sessuale sui minori?
Molto semplice, perchè Richard Gardner è un ideologo della pedofilia, è cioè uno dei maggiori rappresentanti di una corrente di pensiero che tende a giustificare e legittimare la pedofilia.
Se si leggono le sue pubblicazion,i risulta davvero incredibile ciò che ha avuto il coraggio di scrivere.
Considerato che la PAS, nella stragrande maggioranza dei casi, riguarda l'ipotesi di padri alienati da madri che manipolano i figli, e, considerato che la PAS viene utilizzata per scagionare i padri accusati di avere abusato dei propri figli, vediamo come ci illumina sul punto (ipotesi di padri abusanti) il nostro prode ideologo della pedofilia.
In una delle sue mirabolanti pubblicazioni (Richard Gardner - True and false accusations of child sex abuse – Cresskill, NY, Creative Therapeutics, 1992) scrive:
La maggior parte dei pedofili nella nostra società soffre di sentimenti di bassa autostima. Essi sono generalmente considerati come paria e soggetti a un terribile disprezzo. E' difficile immaginare pedofili sentirsi bene con se stessi in un mondo di questo tipo.(pag 592-593).
Pure noi difficilmente riusciamo ad immaginare un pedofilo, cioè un violentatore di bambini, sentirsi bene con se stesso e godere di una buona autostima, ma andiamo avanti nella lettura.
Ho descritto il narcisismo di molti pedofili, ma ho indicato inoltre che questo narcisismo è compensato dalla bassa autostima. Certo, questi sentimenti derivano da fattori che hanno preceduto e contribuito allo sviluppo della pedofilia.
Ma questa bassa autostima è inoltre intensificata dalla reazione della società a tale comportamento, il padre deve essere aiutato a capire che c'è una certa quantità di pedofilia in tutti noi, e che tutti noi, da bambini, eravamo dei perversi-polimorfi. Se non lo sa già deve essere aiutato a rendersi conto che la pedofilia è stata considerata la norma per la stragrande maggioranza degli individui nella storia del mondo.
Egli deve essere aiutato a capire che, ancora oggi, è una pratica diffusa e accettata letteralmente da miliardi di persone. Egli deve arrivare a capire che in particolare nella nostra civiltà occidentale si osserva un atteggiamento molto punitivo e moralista verso questo tipo di inclinazioni.
Siamo cresciuti in una società in cui la pedofilia è fortemente scoraggiata e addirittura condannata. (pag. 593)
Prima di continuare questa edificante lettura è necessario fermarsi e rileggere e rendersi conto che Gardner ha scritto che la pedofilia oggi è una pratica diffusa e accettata letteralmente da miliardi di persone, questa affermazione pone seri dubbi sull'equilibrio di questo autore che immagina un mondo ove esistono praticamente solo pedofili, visto e considerato che ci sono poco meno di sette miliardi di persone nel mondo.
Ancora da notare come Gardner parli apertamente di atteggiamento moralista della nostra civiltà occidentale, assegnando ovviamente al termine moralista quella accezione negativa che si è soliti dare.
Ciò che Gardner pensa quindi della moralistica condanna della pedofilia, lo si evince molto bene ancora nel capitoletto dedicato al miglioramento del senso di colpa dei pedofili (dealing with guilt (or lack of it) – pagg. 594-597) di cui si trascrivono alcuni significativi passaggi:
Alcuni padri possono razionalizzare che la pedofilia è un'antica tradizione, una pratica diffusa nel mondo, e che non c'è nulla per cui bisogna sentirsi in colpa.
Questi padri devono essere aiutati a capire che anche se ciò che loro dicono su questo punto è vero, ciò non giustifica che ciò si possa praticare nella nostra società, anche se la nostra società reagisce in maniera esagerata a tali comportamenti.
Da notare una finezza, nel testo in inglese l'inciso che recita: ciò non giustifica che ciò si possa praticare nella nostra società (this does not justify its practice in our society) l'aggettivo possessivo nostra (our) è scritto in corsivo, per sottolineare, ancora una volta, come è la nostra società occidentale ad essere moralista e bacchettona, secondo questo luminare del libero pensiero pedofilo.
Ma andiamo avanti.
E' perchè la nostra società reagisce in maniera esagerata a questi comportamenti che i bambini soffrono.
Se la nostra società non reagisse in maniera così drammatica sarebbe meno probabile che i bambini soffrissero specialmente se l'incontro sessuale non è stato frutto di costrizione, sadico o brutale (in alcuni casi lo è in altri no)
Riassumendo: i bambini vittime di violenze sessuali, a meno che non siano stati brutalizzati, soffrono, non tanto per la violenza sessuale in sé considerata, ma per colpa della nostra società che reagisce in maneira veramente esagerata, questo i padri abusanti lo sanno e giustamente non si sentono in colpa per avere abusato dei loro figli.
La conseguenza ovvia del Gardner-pensiero è che, se la nostra società non punisse in maniera moralistica la pedofilia, i bambini non soffrirebbero.
In un mondo del genere si realizzerebbe la visione infernale di Gardner che ci propone un mondo meno moralista in grado di accettare la pedofilia, per il bene dei figli che non soffrirebbero, per la gioia dei padri pedofili, dei parenti stretti e magari dei vicini di casa; pedofilia che, d'altra parte, è praticata, da miliardi di persone.
Poche righe più avanti l'allegro ideologo scrive:
Inoltre se il padre razionalizza il comportamento con l'argomento “lei lo voleva” “lei non si è opposta, quindi le deve essere piaciuto” può essere aiutato a capire che questa non è una scusa che giustifica il comportamento pedofilo.
I bambini sono immaturi e indifesi.
Noi non diamo loro ogni cosa che essi vogliono. Noi sappiamo che è importante dire no per il loro stesso bene.
Esseri indulgenti ad ogni capriccio interferisce significativamente con il tipo di regole che vogliamo dare ai bambini.
Opporsi al bambino a volte è necessario per la sopravvivenza del mondo nel quale il bambino è nato.
E negare il coinvolgimento sessuale con un bambino che lo propone è una forma di diniego in questo senso.
Non posso, con tutta la buona volontà, trattenermi dall'usare toni forti e decisi nei confronti di chi ha avuto il coraggio di scrivere queste parole.
La violenza sessuale verso un bambino è un atto orrendo, un crimine contro l'umanità, che genera sofferenze e traumi a volte devastanti, è una forma di sopraffazione dell'altrui dignità e libertà, equiparabile a quella che i nazisti esercitavano nei confronti degli ebrei.
Immaginare che un padre che abusa di una figlia, deduca che la bambina abbia ricavato piacere, in quanto non si è opposta alla violenza, è indice di irrevocabile perversione e disumana criminalità; il nostro allegro psicologo, anziché accorgersi di questa follia, cosa ci dice in proposito?
Ci dice che non possiamo accontentare in tutti i capricci i nostri figli, che va impartita loro una buona educazione e quindi, negare una relazione sessuale ad un figlio che la propone o la richiede, è una buona forma di educazione.
Gardner vive in un mondo in cui le bambine e i bambini propongono rapporti sessuali ai loro padri, assimila tali incredibili richieste a semplici capricci e consiglia a questi padri, non senza una certa benevolenza, di non accontentare i propri figli in tutte le loro richieste in quanto questo rappresenta un atteggiamento diseducativo.
Se facciamo una sintesi di ciò che abbiamo letto su questo autore, definirlo ideologo della pedofilia mi sembra un complimento.
Gardner afferma che miliardi di persone oggi praticano la pedofilia, sconsiglia ai padri di accontentare i loro figli che, notoriamente, richiedono rapporti sessuali ai loro stessi genitori, ci dice che tutti noi siamo un po' pedofili e che la nostra civiltà occidentale ha un atteggiamento moralista e addirittura punitivo verso la pedofilia, ci illumina sul fatto che è proprio per questo motivo che i bambini soffrono delle violenze sessuali subite.
A me sembra un personaggio perverso, privo di moraliltà, di equilibrio e pudorre.
Come sia possibile che le elucubrazioni di una mente malata siano arrivate a contaminare la nostra società, fino ad essere utilizzate nei tribunali per negare il diritto dei bambini ad essere ascoltati quando ci raccontano di terribili ricordi di violenze sessuali, rimane per me un mistero.
Come si sia potuti arrivare a negare, alle madri che hanno avuto il coraggio di difendere i loro figli, protezione, affidabilità e dignità, perchè viene loro affibbiata una inesistente sindrome inventata da un folle, proprio nel momento in cui i loro figli invece raccontano delle violenze subite, rimane per me un mistero.
Lo stesso mistero in ragione del quale la nostra storia è costellata di folli e perversi dittatori che hanno affascinato e soggiogato i popoli con la forza della loro morbosa patologia; è vero, è proprio vero ciò che scriveva Francisco Goya in uno dei suoi più famosi dipinti: il sonno della ragione genera mostri.
Girolamo Andrea Coffari - presidente del Movimento per l'Infanzia
Dopo la sconfitta nazista le popolazioni tedesche attorno ai lager, prima di essere costrette con la forza dalle truppe americane a visitarli, pensavano che i forni crematori fossero un’invenzione.
E’ arduo pensare a cosa può fare un adulto ad una bambina che egli può controllare in ragione del suo legame, sia esso affettivo, professionale o istituzionale, usando diverse strategie. Vorremmo pensare che fosse un disadattato, un emarginato, magari un extracomunitario. Quando però le statistiche ci dicono che nella stessa percentuale ci sono laureati e analfabeti nella categoria degli abusanti per i primi si cercano attenuanti di qualsiasi tipo, quasi a volere allontanare l'idea che possa essere possibile una simile realtà.
Il caso del pediatra presunto pedofilo ha creato una nuova attenzione dei media e dell’opinione pubblica al fenomeno della pedofilia.
Si ripropongono vecchi e nuovi interrogativi. Chi sono i pedofili e che cos'è la pedofilia? E’ possibile che persone ritenute stimate ed ineccepibili sia moralmente che professionalmente siano dei mostri? Non è facile affrontare e chiarire la complessità del problema in poche righe o nella velocità che la comunicazione mediatica impone.
I pedofili tendono ad essere percepiti e rappresentati dalla comunità in forme deformanti e distorte. Ma il pedofilo non è un mostro, anche se fa cose mostruose. Non è un orco, anche se aggredisce la speranza, la fiducia, la capacità di amare di un bambino, anche se gli sporca l’anima, più ancora del corpo. Il pedofilo non è un soggetto diverso da noi, dal comportamento strano, con la faccia da squilibrato. Frequenta i nostri ambienti, ha un viso familiare. Dai nostri monitoraggi (2005 a Vicenza 2007 a Treviso), su 2000 studenti monitorati, è emerso che è un parente, il vicino di casa, l’amico di famiglia, il professionista, l’educatore, l’allenatore sportivo, che sa conquistarsi la fiducia della famiglia e sa individuare il bambino da sedurre e da manipolare, lo sa, purtroppo, con grande astuzia ed intelligenza criminale.
Il dott. Claudio Foti, noto psicoterapeuta esperto in materia afferma:
Sul piano pratico, sgonfiato rapidamente il clamore massmediologico sulla Pedofilia, transitata l’opinione pubblica dalla Grande Indignazione al Grande Silenzio sul tema (cfr. U. Galimberti, “Il pericolo del silenzio” in la Repubblica, 30 settembre 2000 pp. 1-15), pedofili gentili e sadici, consumatori della pornografia su Internet, genitori incestuosi, clienti di prostitute e prostituti minorenni sul piano nazionale ed internazionale - soprattutto se appartengono a ceti economicamente garantiti e capaci di negoziazione sociale e politica - tornano tranquillamente a disporre di solidarietà diffuse e di validi alleati: avvocati pronti a dimostrare che l’abuso non può essere provato, psicologi pronti a sostenere che l’abuso è una fantasia inconscia delle bambine, giudici pronti a concludere che un padre di famiglia così perbene non può essere incriminato, insegnanti, educatori e pediatri che rifiutano di segnalare indicatori evidenti di abuso sessuale, intellettuali pronti a teorizzare che la pedofilia, se è gentile ed altruistica, va depenalizzata, politici pronti ad affermare che i clienti delle prostitute non si toccano, tour operator che colludono con la promozione di avventure turistico-sessuali, ecc…
Siamo certi che in ragione della gravità di questi orrendi delitti tutta la città vorrà essere più informata e correttamente educata su queste tematiche. Oltre il clamore, la giusta rabbia ed il doveroso sdegno, ci auguriamo che dal male possa nascere anche il bene, divulgando adeguate conoscenze su un fenomeno ancora largamente sommerso e sconosciuto. Se tra coloro che raccolsero la segnalazione su simili sospetti sullo stesso pediatra, già anni fa, ci fosse stato un contesto di adeguato ascolto, forse, oggi non ci troveremo a discutere su simili interrogativi.
La solidarietà da parte nostra va sicuramente in primis alle vittime innocenti e ai loro familiari, auspicando la sacrosanta necessità di dare giustizia ed adeguato riconoscimento della verità a chi ingiustamente ha patito la follia umana della perversione. Dimostrare che sia causata o meno da una malattia al cervello forse può essere un interesse degli adulti, alle piccole vittime immaginiamo non importi assolutamente niente. E quest’ultimo, come cita la legge, si chiama “interesse superiore del Bambino”.
Graziano Guerra
NUOVO CORSO DI FORMAZIONE DALLA PARTE DELL'INFANZIA
La Fondazione Opera Beato Bartolo Longo, il Movimento per l'Infanzia e l'Oratorio S.I.N.G. promuovono il seguente corso di formazione (con rilascio di certificato di partecipazione). Il corso di formazione è inserito nell'VIII "Meeting della cittadinanza piena ed universale" promosso dalla Fondazione Opera Beato Bartolo Longo dal titolo "Il giardino dell'uomo oltre i recinti della storia". Il programma completo del meeting è visibile collegandosi al sito www.beatobartololongo.it. E' possibile prenotarsi al corso inviando una mail all'indirizzo
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PROGRAMMA:
Giovedi 27 Ottobre 2011
ore 9.00, Sala “De Sica” del Cinema Multisala Salerno – Oria
“Genitori e figli, un incontro che torni a stupire: P.A.S. la grande Bufala!”
(giornata studio sulla falsa sindrome di alienazione parentale)
ORE 9.00: SALUTI DI APERTURA
Cosimo Pomarico, Sindaco di Oria
Don Franco Galiano, Presidente della Fondazione Opera Beato Bartolo Longo
Massimo Ferrarese, Presidente della Provincia di Brindisi
Paola Baldassarre, Assessore alla cultura della Provincia di Brindisi
ORE 9.30 : “PAS: sindrome fantasiosa”
Andrea Mazzeo, Lecce, Dirigente medico del CSM Lecce: La PAS - junk scienze - come è stata demolita e affrontata dal mondo accademico e psichiatrico all’estero
Andrea Coffari, Firenze, Presidente Nazionale del Movimento per l’Infanzia: La PAS invenzione perversa di un ideologo della pedofilia
ORE 11.00: COFFEE BREAK
ORE 11.30: “Obiettivo propaganda: la PAS in Italia!”
Claudio Foti, Torino, Direttore Centro Studi “Hansel e Gretel”: La PAS quale prodotto di una società perversa
Roberto Schifone, Brindisi, Coordinatore Comunità Educativa per minori “Avvenire”, responsabile Regione Puglia del Movimento per l’Infanzia: PAS e la propaganda adulto centrica.
ORE 12.30: TESTIMONIANZE
Luciano Paolucci, Foligno, papà di Lorenzo vittima del mostro di Foligno
Marta Crotti, mamma coraggio
Al termine della conferenza sarà rilasciato certificato di partecipazione ai richiedenti
info: 3384043542 (Roberto Schifone)
prenotazione posti (massimo 120) scrivendo a
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CHIEDIAMO LE DIMISSIONI DELL'ONOREVOLE SANTOLINI Mi Piace
L'Onorevole Luisa Santolini, responsabile nazionale per la famiglia dell'UDC, in occasione della discussione alla Camera della legge sull'omofobia, il giorno 23 maggio 2011, è intervenuta dicendo: "Il mio orientamento sessuale è l'eterosessualità, ma ce ne sono anche altri come l'omosessualità e la pedofilia"
La pedofilia è un gravissimo crimine contro l'umanità che viola l'integrità psico-fisica dei bambini, non è un orientamento sessuale.
L'onorevole Santolini con le sue scellerate parole ha gravemente offeso la dignità di migliaia di bambini vittime della violenza sessuale e dimostra un'intollerabile mancanza di rispetto per il dolore e la sofferenza dei più piccoli.
Aderisco alla campagna lanciata dal Movimento per l'Infanzia e chiedo che l'on Luisa Santolini si dimetta perchè le sue parole non sono degne di un paese civile.
Spedisci il testo di questo messaggio scrivendo una e mail a:
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oppure mandando un fax allo 06/6791574
Invita tutte le persone che conosci ad aderire a questa iniziativa, inondiamo l'UCD di e mail e fax di protesta, fai comprendere agli esponenti dell'UDC, attraverso il tuo impegno, che quello che ha detto la Santolini non è accettabile.
Il pedofilo-prete e un giornalismo dalla parte degli adulti
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E' notizia di questi giorni l'arresto di don Riccardo Seppia accusato di violenza sessuale su bambini, vorrei prendere spunto dal fatto di cronaca per tentare qualche riflessione seria su un tema così complesso, mal trattato dalla stampa e peggio compreso dall'opinione pubblica.
Non mi sorprende la notizia di un prete pedofilo e criminale, oramai totalmente posseduto dal suo demone che viveva una doppia vita in un osceno gioco di ipocriti specchi: il prete tradizionalista cultore della messa in latino e il prete predatore senza dignità e responsabilità a caccia di bambini.
Non mi sorprende perchè so quanto la depravazione sessuale sia diffusa nella nostra società e come i bambini ne siano, purtroppo, le vittime privilegiate.
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Mi sorprendono invece gli articoli comparsi sui giornali che, ancora una volta, dimostrano come la nostra società piegata alle ragioni degli adulti, sia ancora del tutto impreparata a contrastare la piaga della pedofilia a causa della mancanza di informazione, a causa della superficialità e della leggerezza con la quale l'argomento viene trattato.
Prendo ad esempio l'articolo apparso su Repubblica del 18 maggio 2011 a firma di Francesco Merlo, ottimo e acuto giornalista, ma che sul tema della violenza sessuale mostra tutta la sua impreparazione.
Preciso che sono convinto che in genere tutta la nostra società sia adultocentrica, pertanto la critica a Francesco Merlo non ha carattere personale, considerando invece che non posso fare una disamina di tutti gli articoli che in questi giorni si sono occupati di questo caso, le mie censure hanno un valore esemplificativo.
Per chi da anni oramai si occupa di diritti dei bambini e del contrasto all'adultocentrismo, la prima mancanza che colpisce nell'articolo che stiamo trattando è la pietà verso le vittime.
Non c'è una sola parola di preoccupazione, di solidarietà, di vicinanza umana verso le decine di bambini che probabilmente sono passati sotto le grinfie del prete pedofilo, come se l'abuso sessuale subito in tenera età non fosse un crimine contro l'umanità in grado di provocare traumi profondi e di ledere l'intima dignità delle piccole vittime, ma una sorta di incidente di percorso sul quale forse non vale la pena soffermarsi.
Il giornalista più volte dichiara che don Riccardo Seppia gli fa pena in quanto rappresenta il “culmine, il punto di non ritorno della sessuo-teologia italiana”, non si chiede chi sono i bambini traumatizzati, se qualcuno si occuperà di loro, se avranno o meno diritto non solo alla giustizia ma ad un sostegno terapeutico, non si chiede quanti siano i bambini coinvolti nel turpe traffico della prostituzione minorile.
A me, caro Francesco Merlo, fanno pena i bambini coinvolti nelle turpitudini di questo pedofilo che è riuscito a diventare prete, io sono preoccupato per il loro destino, per il loro futuro, a me fanno pena i padri e le madri di questi bambini spesso emarginati dalla società o addirittura dalla stessa Chiesa, il pedofilo/prete mi è francamente indifferente.
L'altro aspetto che Francesco Merlo tratta con abbondanza di reiterate riflessioni è la sessuofobia della Chiesa Cattolica, il giornalista, come tanti altri suoi colleghi, sostiene che il reato della pedofilia, nella fattispecie quello commesso dal Seppia, sia il prodotto indesiderato della cultura cattolica che, appunto, nega la sessualità ai sacerdoti.
Un luogo comune nel quale si casca quando non si conosce l'argomento.
E' Francesco Merlo ad essere vittima di una cultura adultocentrica che lo obbliga alla superficialità e alla disinformazione sull'olocausto bianco che miete migliaia di piccole vittime in Italia ogni anno, immaginare che la pedofilia clericale sia il prodotto del divieto di accesso dei preti alla sessualità significa alimentare un falso luogo comune, sbagliare bersaglio e quindi contribuire, ovviamente del tutto in buona fede, a mantenere uno stato di ignoranza, che è il terreno ove la violenza sessuale sui bambini può continuare a consumarsi indisturbata .
Ci sono numerose ricerche negli Stati Uniti e in Europa e anche in Italia (ricerca prof. Alberto Pellai 2001 – ricerca Movimento per l'Infanzia 2002 – ricerca Istituto degli Innocenti – ricerca Università degli Studi di Firenze 2004) che, attraverso interviste anonime, hanno dimostrato che circa il 10% della popolazione infantile è vittima di violenza sessuale, che circa 80% delle violenze avviene in ambito familiare o nella cerchia degli amici di famiglia.
Cosa dobbiamo dedurne che i padri, gli zii, gli amici di famiglia, i vicini di casa prima di diventare pedofili avevano fatto un improvvido voto di castità?
La violenza sessuale sui bambini è un fenomeno sommerso, un fenomeno complesso, sconosciuto e del tutto rimosso dalla nostra società adultocentrica, i pedofili possono essere padri, vicini di casa, parenti esattamente come possono diventare preti, allenatori, neuropsichiatri infantili o marinai.
In nome dell'esigenza che i bambini hanno di verità, di tutela, di competenza, non miriamo ad un diverso bersaglio, strumentalizzando il fatto che la notizia del giorno riguarda un pedofilo/prete, per muovere critiche ideologiche contro la Chiesa Cattolica e dimenticarci invece delle migliaia di bambini vittime di questo crimine contro l'umanità.
Mettiamoci dalla parte dei bambini, troviamo la forza e il coraggio per renderci conto che paghiamo un deficit di conoscenza e sensibilità su questo tema e, partendo anche da una illuminata autocritica, riportiamoci ai valori di difesa della dignità della persona (dei bambini) e su questo argomento studiamo, riflettiamo e stimoliamo l'opinione pubblica.
Don Seppia è solo uno dei tanti depravati e criminali che abusano di bambini, la pedofilia è un fenomeno sociale di vaste proporzioni che attraversa, come un delirio, tutte le categorie sociali; è un fenomeno sommerso e rimosso dalla società perchè rappresenta un tabù che ancora non abbiamo la forza di affrontare.
Non me ne voglia Francesco Merlo che è sicuramente migliore di tanti suoi colleghi, la mia critica, pur se netta, è rivolta ad una società adultocentrica del quale irrimediabilmente l'ottimo giornalista è figlio, nulla di più nulla di meno, almeno finchè qualcosa, a favore dei bambini, non cambierà.
Girolamo Andrea Coffari
La PAS, nonostante i numerosi e pressanti tentativi compiuti da anni dai seguaci di Gardner per farla rientrare nel Manuale Diagnostico (DSM), è stata sempre e per fortuna rifiutata. Ma c'è di più, molto di più.
La PAS viene sistematicamente utilizzata quale espediente per scagionare i genitori accusati di violenze sessuali nei confronti dei figli; fin dalle sue origini è stata pensata come un improprio strumento diagnostico che si propone, ben prima dell'accertamento processuale, con una sorta di magia casereccia alla Gardner, di individuare le false accuse, vera e propria ossessione di Gardner.
Queste pesanti dichiarazioni sono, d’altra parte, confermate da numerosi organismi e studiosi all’estero, ove la PAS è considerata una vera e propria junk science (scienza spazzatura), fra le tante lapidarie condanne ricordiamo quella della NDAA (la più antica e importante associazione dei procuratori dello stato nel USA www.ndaa.org) che ha pubblicato la seguente dichiarazione: la PAS è una teoria non dimostrata in grado di minacciare l’integrità del sistema di giustizia penale e la sicurezza dei bambini vittime di abuso.
Proposte di legge a favore degli adulti, una sindrome inventata da un ideologo della pedofilia e il sonno della ragione che genera mostri
| C'è un disegno di legge, il n. 957/2008, attualmente in esame presso la Commissione Giustizia del Senato, riunita in sede referente.
Molte agenzie, organismi o associazioni che si occupano della tutela dei minori si sono già negativamente espressi su questa proposta, critiche condivise dal Movimento per l'Infanzia che tuttavia intende compiere un ulteriore passo e porre in evidenza come il cosiddetto affidamento condiviso bis risponda ad una logica meramente adultocentrica e proponga soluzioni inaccettabili e direttamente lesive dei diritti dei La proposta 957/2008 è una buona occasione per dimostrare come le logiche adultiste prevalgano sull'attenzione per i bambini e come financo le informazioni contenute nella scheda di presentazione di tale infelice proposta siano alterate, inaffidabili e malamente orientate. La 957 promuove in verità una drammatica decadenza di valori, ove gli interessi egoistici degli adulti prevalgono sui diritti dei bambini |
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Una delle proposte che troviamo in questo disegno di legge è quella relativa al doppio domicilio dei figli dei genitori separati, soluzione che suggerisce il collocamento paritetico dei minori presso entrambi i genitori.
L'adulto impone il suo punto di vista, finge di legiferare "nell'esclusivo interesse del minore" dimenticandosi, subito dopo, anche delle più elementari esigenze di stabilità familiare, sociale e ambientale dei bambini, elementi che concorrono a formare l'identità e assicurare l'equilibrio di un minore.
Già il Re Salomone (libro dei Re 3, 16-28) aveva paradossalmente proposto di tagliare in due il bambino conteso fra le due donne, tanto che la vera madre, per salvare il figlio, rinunciò alla pretesa, ed eravamo nel 900 avanti Cristo, da allora i promotori del disegno di legge, sembrano non avere ancora imparato la lezione del saggio Salomone e propongono, a tremila anni di distanza, la divisione salomonica della vita del bambino, rischiando di violentarne le abitudini e stravolgerne la vita, esclusivamente per accontentare, pariteticamente, le rivendicazioni dei genitori.
La separazione dei genitori, per i figli, rappresenta quasi sempre un passaggio molto difficile, a volte doloroso, questo aspetto sembra non essere minimamente valutato dai promotori del disegno di legge e da coloro che, con enfasi ed entusiasmo, sperano che tale cinica soluzione venga adottata.
Ciò che drammaticamente manca è il punto di vista del bambino: non c'è cenno all'età, alle abitudini di vita, al momento in cui interviene la separazione, al grado di conflitto con il quale si caratterizza la separazione, alla causa del conflitto, al benessere dei figli, alle esigenze di continuità scolastica, alle esigenze di ascolto, al diritto alla stabilità.
Fissare tout court il principio del doppio domicilio, quale garanzia adultocentrica per poter esercitare eguale potere sulla prole, significa calare la scure sul destino dei bambini e dividerne in due la vita, cercando di sfamare l'egoismo dei contendenti, sacrificando chi non può o non sa esprimere il suo punto di vista.
I bambini hanno diritto ad una vita serena, hanno diritto ad essere protetti dalle inquietudini degli adulti, dai loro litigi, dalle loro contese e soprattuto hanno diritto ad una legge che sappia analiticamente garantire, con sensibilità e coraggio, i loro diritti anche se questi collidono con gli interessi degli adulti.
Ma il passaggio ancora più sorprendente del disegno di legge lo si trova leggendo l'art. 9 che testualmente recita: “Il comprovato condizionamento del minore, in particolare se mirato al rifiuto dell'altro genitore attivando la sindrome di alienazione genitoriale, costituisce inadempienza grave, che può comportare l'esclusione dall'affidamento”.
Questo comma pare un vero e proprio capolavoro di ignoranza giuridica, di improvvisazione nella tecnica legislativa e di subdolo tentativo di introdurre principi inaccettabili nel nostro ordinamento giuridico.
Proviamo a ragionare su questa proposta per fornire argomenti che giustificano un giudizio così severo.
L'intero comma è centrato sull'ipotesi del condizionamento del minore, un condizionamento mirato al rifiuto dell'altro genitore, fino a culminare con l'attivazione di una non meglio precisata “sindrome di alienazione genitoriale”.
La “sindrome di alienazione genitoriale” è la cosiddetta PAS (Parental Alienation Syndrome); dobbiamo a questo punto chiederci cosa sia questa famigerata Sindrome e soprattutto perchè e in quale modo il legislatore dovrebbe fare propria la singolare indicazione di introdurre, per la prima volta nel nostro codice civile, una malattia psichiatrica quale criterio per dirimere questioni nelle relazioni familiari fra genitori e figli .
La PAS è in verità una vera e propria invenzione di tale Richard Gardner; va necessariamente definita invenzione per il semplice motivo che la comunità scientifica non ha mai riconosciuto questa supposta malattia.
Il DMS (Diagnostic and Statistical Manual), nelle sue versioni precedenti, come in quelle più aggiornate, così come nella bozza di prossima approvazione, non comprende questa singolare patologia nell'elenco delle malattie psicologiche.
Il DSM, per chi non lo sapesse, è l'elenco ufficiale, universalmente adottato dalla comunità scientifica internazionale, di tutte le patologie, le sindromi, le malatie psicologiche o psichiatriche che dir si voglia che sono state riconosciute come tali.
La PAS, nonostante i numerosi e pressanti tentativi compiuti da anni dai seguaci di Gardner per farla rientrare nel Manuale Diagnostico (DSM), è stata sempre e per fortuna rifiutata.
Ma c'è di più, molto di più.
La PAS viene utilizzata quale espediente per scagionare i genitori accusati di violenze sessuali nei confronti dei figli; fin dalle sue origini è stata pensata come un improprio strumento diagnostico che si propone, ben prima dell'accertamento processuale, con una sorta di magia casereccia alla Gardner, di individuare le accuse vere da quelle fasulle.
Che sia vero quello che dico lo dimostrano le pubblicazioni di Gardner, nelle quali l'autore collega direttamente, direi sistematicamente, la sua infausta “invenzione”, cioè la famigerata PAS, alle accuse di violenza sessuale esercitate dai genitori nei confronti dei figli.
Nel 1987 pubblica addirittura una monografia sull'argomento: “The Parental Alienation Syndrome and the differentation between fabricated and genuine child sex abuse” ( by Creative Therapeutics, 1987 New Jersey).
Ma per capire che la PAS nasce come strumento contro i diritti dei bambini è sufficiente leggere ciò che ha scritto la NDAA (National District Attorney Association) che è la più antica e diffusa associazione dei Procuratori dello Stato degli Stati Uniti d'America, che ha definito la PAS “frutto di esperienze aneddotiche di Gardner”.
Il giudizio tombale, fatalmente negativo, sulla Pas è racchiuso in uno studio, a cura di Erika Rivera Ragland e Hope Fields (entrambi procuratori, rappresentanti dello Stato nei processi) intitolato “Parental Alienation Syndrome: What Professionals Need to Know” pubblicato sul sito Sito ufficiale (www.ndaa.org) e nella rivista (National Center for Prosecution of Child Abuse” (NCPCA) della NDAA.
In questo studio, è stato evidenziato come la PAS ha come scopo quello di essere “uno strumento in mano ad un genitore per screditare le accuse di abuso sessuale da parte del figlio e del genitore alienante”.
Il lavoro dei procuratori Ragland e Fields è composto di due parti; nelle conclusioni della prima parte scrivono, tra l'altro: “In breve, la PAS è una teoria non verificata che può avere conseguenze a lungo termine per il bambino che cerca protezione e rivendicazione legale nei tribunali” (In short, PAS is an untested theory that, unchallenged, can have far-reaching consequences for children seeking protection and legal vindication in courts of law” pag. 4 della parte prima dello studio) “Parental Alienation Syndrome: What Professionals Need to Know-Part 1”.
Nella seconda parte dello studio vengono analizzate le modalità e l'applicazione della PAS nei tribunali americani: la giurisdizione di New York si è sempre rifiutata di ammettere la PAS nei casi di abusi sessuali, lo Stato della California non l'ha ammessa perchè “non ha presupposti scientifici a sufficienza per soddisfare lo standard probatorio Kelly-Frye”.
Nelle conclusioni di questa seconda parte, gli autori scrivono che: “La PAS è una teoria non dimostrata in grado di minacciare l'integrità del sistema di giustizia penale e la sicurezza dei bambini vittime di abusi...” (PAS is a unproven theory that can threaten the integrity of the criminal justice system and the safety of abused children” pag 4 della parte seconda dello studio “Parental Alienation Syndrome: What Professionals Need to Know-Part 2).
D'altra parte non possiamo immaginare il povero Richard Gardner come un profeta non accolto in patria (nemo propheta in patria) perchè, al di qua dell'oceano, i nostri cugini spagnoli, molto più svegli di noi italiani, hanno liquidato la questione PAS con una dichiarazione ufficiale della Associazione Spagnola di Neuropsichiatria (AEN): in un documento ufficiale intitolato "Declaración en contra del uso clínico y legal del llamado Síndrome de Alienación Parental", (Dichiarazione contro l'uso clinico e legale della cosiddetta Sindrome di Alienazione Parentale) gli psichiatri spagnoli si sono pronunciati “contro l'uso clinico e legale dell'espressione Sindrome di Alienazione Parentale e altre similari aventi lo stesso significato”, definendo la PAS un “castello in aria” e raccomandando ai suoi iscritti di non utilizzarla poiché “non ha alcun fondamento scientifico e presenta gravi rischi nella sua applicazione in tribunale”
Noi italiani invece questa junk science (scienza spazzatura) la vorremmo fare entrare addirittura nel nostro codice spacciandola quale elemento di riforma nell'interesse dei bambini!
Ciò che è bene fissarsi in mente è il fatto che, l'ipotesi che un genitore condizioni il figlio fino a fargli odiare l'altro genitore, è un vero e proprio crimine (maltrattamenti) che va accertato attraverso la cognizione del fatto, con le garanzie, l'acquisizione probatoria e il contraddittorio propri del procedimento penale.
L'ipotesi (per fortuna rarissima) di un genitore che addirittura manipola la mente e la coscienza del figlio fino a fargli dichiarare, falsamente, di avere subito violenza sessuale dall'altro genitore è un altro gravissimo crimine (calunnia per interposta persona), che non può certo essere verificato con una magia diagnostica alla Gardner, ma deve essere necessariamente accertato da un tribunale penale.
Se passasse la balorda idea che i crimini si possono accertare attraverso la diagnosi di sindromi inventate secondo le esigenze di parte, potremmo fare a meno di celebrare i processi penali, potremmo invece affidarci alla creatività dello psicologo di turno per diagnosticare in men che non si dica la sindrome da spacciatore di marciapiede, la sindrome di guida senza patente, la sindrome di truffatore dello stato e allora, altro che processi brevi, arriveremmo alla diagnosi fulminea, buttando nella spazzatura, oltre che la scienza, anche secoli di storia del diritto sostanziale e processuale e le elementari garanzie dello Stato di diritto.
Dobbiamo ancora porci un'ultima fondamentale domanda: sapete perchè il nostro eroe Richard Gardner utilizzava la PAS per dimostare la falsità delle accuse di violenza sessuale sui minori?
Molto semplice, perchè Richard Gardner è un ideologo della pedofilia, è cioè uno dei maggiori rappresentanti di una corrente di pensiero che tende a giustificare e legittimare la pedofilia.
Se si leggono le sue pubblicazion,i risulta davvero incredibile ciò che ha avuto il coraggio di scrivere.
Considerato che la PAS, nella stragrande maggioranza dei casi, riguarda l'ipotesi di padri alienati da madri che manipolano i figli, e, considerato che la PAS viene utilizzata per scagionare i padri accusati di avere abusato dei propri figli, vediamo come ci illumina sul punto (ipotesi di padri abusanti) il nostro prode ideologo della pedofilia.
In una delle sue mirabolanti pubblicazioni (Richard Gardner - True and false accusations of child sex abuse – Cresskill, NY, Creative Therapeutics, 1992) scrive:
La maggior parte dei pedofili nella nostra società soffre di sentimenti di bassa autostima. Essi sono generalmente considerati come paria e soggetti a un terribile disprezzo. E' difficile immaginare pedofili sentirsi bene con se stessi in un mondo di questo tipo.(pag 592-593).
Pure noi difficilmente riusciamo ad immaginare un pedofilo, cioè un violentatore di bambini, sentirsi bene con se stesso e godere di una buona autostima, ma andiamo avanti nella lettura.
Ho descritto il narcisismo di molti pedofili, ma ho indicato inoltre che questo narcisismo è compensato dalla bassa autostima. Certo, questi sentimenti derivano da fattori che hanno preceduto e contribuito allo sviluppo della pedofilia.
Ma questa bassa autostima è inoltre intensificata dalla reazione della società a tale comportamento, il padre deve essere aiutato a capire che c'è una certa quantità di pedofilia in tutti noi, e che tutti noi, da bambini, eravamo dei perversi-polimorfi. Se non lo sa già deve essere aiutato a rendersi conto che la pedofilia è stata considerata la norma per la stragrande maggioranza degli individui nella storia del mondo.
Egli deve essere aiutato a capire che, ancora oggi, è una pratica diffusa e accettata letteralmente da miliardi di persone. Egli deve arrivare a capire che in particolare nella nostra civiltà occidentale si osserva un atteggiamento molto punitivo e moralista verso questo tipo di inclinazioni.
Siamo cresciuti in una società in cui la pedofilia è fortemente scoraggiata e addirittura condannata. (pag. 593)
Prima di continuare questa edificante lettura è necessario fermarsi e rileggere e rendersi conto che Gardner ha scritto che la pedofilia oggi è una pratica diffusa e accettata letteralmente da miliardi di persone, questa affermazione pone seri dubbi sull'equilibrio di questo autore che immagina un mondo ove esistono praticamente solo pedofili, visto e considerato che ci sono poco meno di sette miliardi di persone nel mondo.
Ancora da notare come Gardner parli apertamente di atteggiamento moralista della nostra civiltà occidentale, assegnando ovviamente al termine moralista quella accezione negativa che si è soliti dare.
Ciò che Gardner pensa quindi della moralistica condanna della pedofilia, lo si evince molto bene ancora nel capitoletto dedicato al miglioramento del senso di colpa dei pedofili (dealing with guilt (or lack of it) – pagg. 594-597) di cui si trascrivono alcuni significativi passaggi:
Alcuni padri possono razionalizzare che la pedofilia è un'antica tradizione, una pratica diffusa nel mondo, e che non c'è nulla per cui bisogna sentirsi in colpa.
Questi padri devono essere aiutati a capire che anche se ciò che loro dicono su questo punto è vero, ciò non giustifica che ciò si possa praticare nella nostra società, anche se la nostra società reagisce in maniera esagerata a tali comportamenti.
Da notare una finezza, nel testo in inglese l'inciso che recita: ciò non giustifica che ciò si possa praticare nella nostra società (this does not justify its practice in our society) l'aggettivo possessivo nostra (our) è scritto in corsivo, per sottolineare, ancora una volta, come è la nostra società occidentale ad essere moralista e bacchettona, secondo questo luminare del libero pensiero pedofilo.
Ma andiamo avanti.
E' perchè la nostra società reagisce in maniera esagerata a questi comportamenti che i bambini soffrono.
Se la nostra società non reagisse in maniera così drammatica sarebbe meno probabile che i bambini soffrissero specialmente se l'incontro sessuale non è stato frutto di costrizione, sadico o brutale (in alcuni casi lo è in altri no)
Riassumendo: i bambini vittime di violenze sessuali, a meno che non siano stati brutalizzati, soffrono, non tanto per la violenza sessuale in sé considerata, ma per colpa della nostra società che reagisce in maneira veramente esagerata, questo i padri abusanti lo sanno e giustamente non si sentono in colpa per avere abusato dei loro figli.
La conseguenza ovvia del Gardner-pensiero è che, se la nostra società non punisse in maniera moralistica la pedofilia, i bambini non soffrirebbero.
In un mondo del genere si realizzerebbe la visione infernale di Gardner che ci propone un mondo meno moralista in grado di accettare la pedofilia, per il bene dei figli che non soffrirebbero, per la gioia dei padri pedofili, dei parenti stretti e magari dei vicini di casa; pedofilia che, d'altra parte, è praticata, da miliardi di persone.
Poche righe più avanti l'ideologo scrive:
Inoltre se il padre razionalizza il comportamento con l'argomento “lei lo voleva” “lei non si è opposta, quindi le deve essere piaciuto” può essere aiutato a capire che questa non è una scusa che giustifica il comportamento pedofilo.
I bambini sono immaturi e indifesi.
Noi non diamo loro ogni cosa che essi vogliono. Noi sappiamo che è importante dire no per il loro stesso bene.
Esseri indulgenti ad ogni capriccio interferisce significativamente con il tipo di regole che vogliamo dare ai bambini.
Opporsi al bambino a volte è necessario per la sopravvivenza del mondo nel quale il bambino è nato.
E negare il coinvolgimento sessuale con un bambino che lo propone è una forma di diniego in questo senso.
Non posso, con tutta la buona volontà, trattenermi dall'usare toni forti e decisi nei confronti di chi ha avuto il coraggio di scrivere queste parole.
La violenza sessuale verso un bambino è un atto orrendo, un crimine contro l'umanità, che genera sofferenze e traumi a volte devastanti, è una forma di sopraffazione dell'altrui dignità e libertà, equiparabile a quella che i nazisti esercitavano nei confronti degli ebrei.
Immaginare che un padre che abusa di una figlia, deduca che la bambina abbia ricavato piacere, in quanto non si è opposta alla violenza, è indice di irrevocabile perversione e disumana criminalità; il nostro allegro psicologo, anziché accorgersi di questa follia, cosa ci dice in proposito?
Ci dice che non possiamo accontentare in tutti i capricci i nostri figli, che va impartita loro una buona educazione e quindi, negare una relazione sessuale ad un figlio che la propone o la richiede, è una buona forma di educazione.
Gardner vive in un mondo in cui le bambine e i bambini propongono rapporti sessuali ai loro padri, assimila tali incredibili richieste a semplici capricci e consiglia a questi padri, non senza una certa benevolenza, di non accontentare i propri figli in tutte le loro richieste in quanto questo rappresenta un atteggiamento diseducativo.
Se facciamo una sintesi di ciò che abbiamo letto su questo autore, definirlo ideologo della pedofilia mi sembra un complimento.
Gardner afferma che miliardi di persone oggi praticano la pedofilia, sconsiglia ai padri di accontentare i loro figli che, notoriamente, richiedono rapporti sessuali ai loro stessi genitori, ci dice che tutti noi siamo un po' pedofili e che la nostra civiltà occidentale ha un atteggiamento moralista e addirittura punitivo verso la pedofilia, ci illumina sul fatto che è proprio per questo motivo che i bambini soffrono delle violenze sessuali subite.
A me sembra un personaggio perverso, privo di moraliltà, di equilibrio e pudorre.
Come sia possibile che le elucubrazioni di una mente malata siano arrivate a contaminare la nostra società, fino ad essere utilizzate nei tribunali per negare il diritto dei bambini ad essere ascoltati quando ci raccontano di terribili ricordi di violenze sessuali, rimane per me un mistero.
Come si sia potuti arrivare a negare, alle madri che hanno avuto il coraggio di difendere i loro figli, protezione, affidabilità e dignità, perchè viene loro affibbiata una inesistente sindrome inventata da un folle, proprio nel momento in cui i loro figli invece raccontano delle violenze subite, rimane per me un mistero.
Lo stesso mistero in ragione del quale la nostra storia è costellata di folli e perversi dittatori che hanno affascinato e soggiogato i popoli con la forza della loro morbosa patologia; è vero, è proprio vero ciò che scriveva Francisco Goya in uno dei suoi più famosi dipinti: il sonno della ragione genera mostri.
Girolamo Andrea Coffari - presidente del Movimento per l'Infanzia

