Dopo oltre due mesi, la vicenda dei due bambini di Basiglio, sottratti alla famiglia e posti in un luogo di accoglienza per decisione del Tribunale dei Minorenni, ha trovato una soluzione, ma certamente non una chiara spiegazione.
La vicenda è nota, e può essere così riepilogata (pur utilizzando solo le notizie apparse sui mezzi di stampa): a seguito del casuale ritrovamento di un disegno infantile nel quale i due fratellini erano rappresentati nell’atto di compiere un rapporto sessuale, con la specificazione che si trattava di un atto mercenario, vi è stato un intervento del Tribunale per i Minorenni che, pare su sollecitazione di un’Assistente Sociale, ha disposto appunto l’allontanamento, motivato anche dalla scarsa resa scolastica del maschietto.
Per oltre due mesi i minori sono stati quindi allontanati da casa, nonostante la mobilitazione di molte famiglie, che ne hanno invocato il rientro con una pubblica manifestazione nelle vie della cittadina e con striscioni apparsi anche allo stadio Meazza.
Va aggiunto che il magistrato aveva sollevato incertezza sull’effettiva attribuzione ai due fratellini del disegno, e che la madre di una compagna di scuola avrebbe ammesso che sarebbe stata la propria figlia a eseguirlo. Da qui nascono evidenti perplessità sulla necessità di una simile decisione: quali elementi di grave disagio familiare, se non di pericolosità, il magistrato ha trovato all’interno della famiglia di origine, tanto più che le vengono restituiti?
Di fronte poi all’evidenza che il disegno non sarebbe stato eseguito dai minori, quale necessità vi era di continuare a perseverare ancora per settimane in una decisione evidentemente errata? Ma ancora di più, quali tempi sono stati necessari per una decisione di “Verità” e rispetto per i minori?
Un’ultima considerazione riguarda la reale autrice del disegno, per cui nessuno si sarebbe interessato sulla precocissima e inusuale conoscenza della sessualità, per di più mercenaria. Vi è da chiedersi quanti mesi o anni sarebbero stati necessari per un’analoga soluzione, se l’avvocato difensore dei genitori non avesse reso pubblica la notizia e stimolato l’emozionalità dei concittadini. E questo deve essere detto, pur ammettendo la buona fede del magistrato nel suo operare.
Tali riflessioni, ampliate anche ad altri casi, portano alla conclusione che esiste una straordinaria carenza legislativa nella tutela dei minori a ogni livello: si può affermare che, fino ad ora, gli atti legislativi hanno prevalentemente tutelato i “grandi”, ma si sono interessati solo marginalmente ai “piccoli”. Si impone quindi una reale modifica di stile politico: da più parti (ricordo il Movimento per l’Infanzia, che così si è espresso all’inizio della campagna elettorale) è stata invocata una “politica bambinocentrica”, in grado cioè di valutare l’impatto sui minori degli atti legislativi e amministrativi; una politica che sia rispettosa della legalità e della sicurezza, ma che veda con un occhio particolare il minore anche nei momenti di maggiore difficoltà della sua famiglia: si pensi alle recenti note del cardinale Tettamanzi sulla mancata assistenza ai minori durante lo sgombero di un campo nomadi.
La necessità di garantire una migliore sicurezza della popolazione è uno dei criteri che, saggiamente, l’attuale governo sta sostenendo, soprattutto quando vi sono ambienti o aggregazioni che sopravvivono delinquendo, e ancor più, quando alcuni sfruttano biecamente minori, incitandoli a delinquere, se non addirittura prostituendoli. Ma anche in tali circostanze, alla doverosa e ferma repressione, deve essere sempre abbinata un’attenzione peculiare per il minore. Tale occhio di riguardo è ancora più pressante e impellente quando il minore è parte offesa (come nel caso di Basiglio), infatti l’allontanamento sarebbe stato motivato dalla necessità di tutelare i piccoli: ma la salvaguardia, nei riguardi di chi viene rivolta?
Nella specie, contro i genitori, che sarebbero stati evidentemente trascurati. Di fronte al riconoscimento che trascuratezza non vi è stata, ma che la vicenda è semplicemente il risultato (non voluto) di uno scherzo compiuto da una compagna, ne risulta un allontanamento doppiamente ingiusto, sia nei riguardi dei minori, che dei genitori. Considerando anche l’operato del Tribunale per i Minorenni, va detto che troppo spesso manca una figura realmente tutelare per il minore, che se ne assuma cioè pienamente la difesa, ma va anche ricordato che tale tipo di attività è decisamente poco stimata (perché sottopagata) per gli avvocati. Un’ulteriore osservazione concerne i tempi processuali; è assolutamente necessario a ogni livello, ma soprattutto quando sono coinvolti minori, che i tempi siano ristretti, “a misura d’uomo e di bambino”: è capitato di vedere processi per sospetto abuso sessuale svolti sette – otto anni dopo i fatti, quando l’ex-minore era ormai diventato un adulto.
Vi è da chiedersi quale significato per il minore abbia un processo (e magari anche una sentenza di condanna) quando il bambino ha trascorso l’infanzia, vivendo per anni, se non per lustri, nell’attesa che la società, lo Stato, gli riconoscesse giustizia (almeno in primo grado!) e affermasse che era credibile quando denunciava i suoi carnefici.
Si deve osservare che alcuni segnali di attenzione e di tutela verso i minori visti col precedente governo di centrodestra, sono completamente mancati nella breve parabola della sinistra: il riferimento, ad esempio, va al comitato “Internet e minori” che pure aveva ben operato, ed è sparito prima della pubblicazione di un testo -un libro bianco- che sarebbe stato importante, almeno a detta di chi vi aveva lavorato.
È nostra speranza, ma anche nostro convincimento, che la stagione politica che si apre in questi giorni saprà sottolineare una “nuova” attenzione verso i minori, destinata a incidere positivamente nella società.
Mariella Bocciardo Maurizio Bruni