L’infanzia è la risorsa più preziosa della comunità umana, patrimonio irrinunciabile del genere umano. I bambini sono la continuità dell’esistenza della nostra specie, rappresentano il futuro e la speranza di un progresso capace di migliorare la vita dei singoli individui e della comunità sociale. L’infanzia è una straordinaria occasione per aprirsi alla scoperta della vita e del mondo, alla ricchezza dei sentimenti e delle relazioni con gli altri. L’infanzia, per ogni essere umano, diventa un tempo che si conserva nella mente, carico di gioie o di sofferenze, di tenerezza e di privazione, di armonia o di conflitto. E’ un tempo, che – per quanto dimenticato o ricordato - continua a conservare una fondamentale importanza nella vita adulta. L’infanzia – intesa come esperienza nella mente dell’adulto o come nuova generazione di bambini che si affaccia al mondo - non può essere trascurata o soffocata, pena l’inaridirsi delle radici vitali dei singoli adulti e della comunità nel suo insieme. All’infanzia l’adulto deve saper ritornare, con consapevolezza, con sincerità, con il coraggio di soffrire e la libertà di gioire, per conoscersi, per cambiare, per riprendere forza, entusiasmo, chiarezza e capacità di amare. All’infanzia la comunità adulta deve sapere guardare con attenzione, con rispetto, con la forza di chi sa proteggere e con la saggezza di chi sa investire sul futuro.
Il 27 novembre 2005 a Torino in occasione del Convegno “Diritti dei bambini, rovesci degli adulti” si è costituito, con la partecipazione di varie associazioni e persone che da anni si occupano di tutela dei fanciulli il “ Movimento per l’Infanzia” Le associazioni che hanno contribuito a far nascere il Movimento sono: Sos Infanzia, Centro Studi Hansel e Gretel, Rompere il Silenzio, SOS Adolescenza, Marcia degli Angeli, Etica 2001.
Perché la nascita di un Movimento a favore dell’Infanzia?
Un movimento nasce solitamente dalla spinta centripeta di un’opinione collettiva che non sente rappresentate, nelle istituzioni o nelle associazioni, nuove istanze di progresso sociale. Le ragioni della nascita del Movimento per l’infanzia, se da un punto di vista storico coincidono con le modalità aggregative prima accennate, necessitano oggi di un’analisi diversificata. L’idea di fondare un Movimento, una grande coalizione delle associazioni, delle sensibilità, delle professionalità che si occupano a vario titolo della tutela dell’infanzia, nacque intorno agli anni 1999 – 2000 proprio sulla spinta di un’attenzione collettiva che sembrava un salutare vento di consapevolezza sociale destinato a risvegliare da un sonno secolare la coscienza degli adulti sul tema della violenza ai bambini. Erano gli anni dell’incredulità, dello scandalo, la notizia di un bambino vittima di violenza faceva discutere, faceva pensare faceva, appunto, notizia. Il “villaggio globale” sembrava finalmente e una volta per tutte aver maturato l’idea di proteggere adeguatamente i suoi piccoli, la viva attenzione per il tema infanzia in generale lasciava ben sperare per un rinnovato impegno politico, culturale e sociale per una parte della popolazione così importante ma così invisibile. Così non è stato e lentamente il clamore dei primi anni si è trasformato in silenzio, lo sgomento si è inabissato sotto la traccia impalpabile della fretta di una società che corre troppo velocemente dietro alle mode, all’audience, al successo facile e immediato per potersi fermare a pensare e riflettere sulle grandi questioni quali il tema dell’infanzia. Oggi l’infanzia in difficoltà sembra non esistere più se non in qualche eclatante fatto di cronaca nera il cui resoconto giornalistico altre pretese non ha se non insistere sulla ripetizione spasmodica della notizia quale rituale mediatico fine a se stesso, non ci sono più domande da porsi, riflessioni da ponderare, cause da ricercare, in altre parole non esiste una “questione infantile” ma solo cronaca nera, eccezioni, anomalie di un sistema sociale sano e protettivo nei confronti dell’infanzia. Oggi, paradossalmente, la trasmissione di una notizia sulla violenza inflitta ad un bambino, se non induce ad interrogarsi, a ricercare, se non ferisce l’interlocutore con l’acume di un dubbio, con l’ansia di una domanda, con l’intelligenza di un approfondimento riflessivo si trasforma in un messaggio positivo e rassicurante, induce lo spettatore, il cittadino del villaggio globale, il lettore a ritenere che “quel” bambino sparito, “quel” bambino ucciso è la sfortunata e unica vittima di un raro caso di folle violenza oltre il quale e al di là del quale esiste una popolazione di bambini sufficientemente felici e protetti. In verità oggi c’è un sordo rifiuto a considerare la sofferenza infantile sotto l’aspetto di un problema “sociale” esteso, grave e radicato nella nostra cultura disattenta ai problemi dei più piccoli e fortemente “adultocentrica”. Si parla con grande spendita di tempo energie e intelligenza di calcio, di sterile litigiosità politica, di macro economia, di sondaggi, di moda, di cronaca nera, rosa e gialla, ma, fateci caso, non si parla di infanzia, del benessere dei fanciulli, delle loro esigenze, del loro bisogno di ascolto, di un futuro sostenibile e del diritto a vivere un presente sereno e armonioso, ma soprattutto non si parla della sofferenza dei bambini, del disagio, della violenza loro inflitta, della trascuratezza quale fenomeno di rilevante dimensione sociale. Un vero e proprio tabù. Ma allora esiste e in quale misura una “questione infantile”? Tutte le ricerche finalizzate a fare emergere il fenomeno sommerso della violenza a danno di fanciulli indicano una cifra che varia dal 15 al 25 quale percentuale di ragazzi che dichiarano, rispondendo ad un questionario anonimo, di essere stati oggetto di gravi violenze fisiche o sessuali, (ricerca Sos infanzia 2005, ricerca Istituto di igiene e medicina preventiva Università di Milano 2001, ricerca del prof. Jèrome Laederach dell’Università di Ginevra 1999). Significa che in Italia circa due milioni di bambini su dieci, secondo le proiezioni di queste ricerche, sono stati oggetto di gravi violenze sessuali o fisiche; di questi casi solo lo 0,9% sono stati denunciati. Nell’ultima ricerca compiuta da Sos Infanzia l’11% dei ragazzi ha dichiarato inoltre di essere stato vittima di violenze psicologiche durante l’infanzia (si tratta di circa un milione di minori). Altre cause di sofferenze diverse, ma non per questo meno traumatiche, sono ad esempio gli incidenti stradali che rappresentano la prima causa di morte per i ragazzi dai 15 ai 29 anni, mentre la seconda causa di morte per gli adolescenti è il suicidio! Le cifre sono impressionanti, lasciano senza fiato, increduli, talmente increduli da rimanere indifferenti, inerti, impotenti e passare oltre sperando che qualcun altro, un giorno, possa risolvere una questione talmente dolorosa che diventa istintivo rimuovere e allontanare dalla nostra esperienza. Ecco che, purtroppo, il Movimento per l’Infanzia rischia di non essere più espressione di istanze centripete della collettività, così come si scriveva all’inizio, perchè oggi il dolore dei bimbi, il loro disagio, la sofferenza è un tabù che viene radicalmente negato e rifiutato, il Movimento per l’Infanzia è diventato un’anomalia, una sfida che anticipa i tempi, una operazione di sensibilizzazione politico/culturale in levare, ne siamo consapevoli, così come sappiamo però che la coscienza sociale dell’uomo è come l’onda e il suo riflusso, il silenzio, la distrazione di oggi prepara la prossima ondata di attenzione e interesse: è anche per realizzare quel momento che il Movimento per l’Infanzia è nato.
....il presidente del movimento per l'Infanzia, avv. Andrea G. Coffari, sarà ospite della trasmissione "la tv che fa bene alla salute" in onda su RAI UNO dalle 6,45 alle 10,00. L'intervento del presidente è programmato per le 9,30 circa. Sarà un'occasione, se pur limitata dai tempi televisivi, per ribadire il nostro impegno a favore della Nuova Cultura per l'Infanzia e per espimere alcuni concetti fondamentali della rivoluzionaria proposta del Movimento per l'Infanzia. Siete tutti invitati alla visione.
Che senso dare alla terribile tragedia del piccolo Tommaso?
Il 27 novembre 2005 a Torino si è costituito, con la partecipazione di varie associazioni italiane e persone che da anni si occupano di tutela dei fanciulli il “ Movimento per l’Infanzia” . Un movimento nasce solitamente dalla spinta centripeta di un’opinione collettiva che non sente rappresentate, nelle istituzioni o nelle associazioni, nuove istanze di progresso sociale. Le ragioni della nascita del Movimento per l’infanzia, se da un punto di vista storico coincidono con le modalità aggregative prima accennate, necessitano oggi di un’analisi diversificata. L’idea di fondare un Movimento, una grande coalizione delle associazioni, delle sensibilità, delle professionalità che si occupano a vario titolo della tutela dell’infanzia, nacque intorno agli anni 1999 – 2000 proprio sulla spinta di un’attenzione collettiva che sembrava un salutare vento di consapevolezza sociale destinato a risvegliare da un sonno secolare la coscienza degli adulti sul tema della violenza ai bambini. Erano gli anni dell’incredulità, dello scandalo, la notizia di un bambino vittima di violenza faceva discutere, faceva pensare, faceva riflettere. Il “villaggio globale” sembrava finalmente e una volta per tutte aver maturato l’idea di proteggere adeguatamente i suoi piccoli, la viva attenzione per il tema infanzia in generale lasciava ben sperare per un rinnovato impegno politico, culturale e sociale per una parte della popolazione così importante ma così invisibile. Così non è stato e lentamente il clamore dei primi anni si è trasformato in silenzio, lo sgomento si è inabissato sotto la traccia impalpabile della fretta di una società che corre troppo velocemente dietro alle mode, all’audience, al successo facile e immediato per potersi fermare a pensare e riflettere sulle grandi questioni quali il tema dell’infanzia. Oggi l’infanzia in difficoltà sembra non esistere più se non in qualche terribile fatto di cronaca nera, quale il barbaro assassinio del piccolo Tommaso, il cui resoconto giornalistico altre pretese non ha se non insistere sulla ripetizione spasmodica della notizia quale rituale mediatico fine a se stesso, non ci sono più domande da porsi, riflessioni da ponderare, cause da ricercare, in altre parole non esiste una “questione infantile” ma solo cronaca nera che sembra rassicurarci che la violenza sui bimbi si verifica solo in casi eccezionali: anomalia di un sistema sociale che vogliamo a tutti i costi immaginare protettivo nei confronti dell’infanzia. Oggi, paradossalmente, la trasmissione di una notizia sulla violenza inflitta ad un bambino, se non induce ad interrogarsi, a ricercare, se non ferisce l’interlocutore con l’acume di un dubbio, con l’ansia di una domanda, con l’intelligenza di un approfondimento riflessivo si trasforma in un messaggio positivo e rassicurante, induce lo spettatore, il cittadino del villaggio globale, il lettore a ritenere che “quel” bambino sparito, “quel” bambino ucciso è la sfortunata e unica vittima di un raro caso di folle violenza oltre il quale e al di là del quale esiste una popolazione di bambini sufficientemente felici e protetti. La morte di Tommaso, questa orribile furia caina dell’uomo su un bambino, non può risolversi nella superficiale strumentalizzazione dei media riducendone l’impatto emotivo nell’ossessiva ricerca della notizia inutile, delle emozioni da consumarsi in diretta, rischiando di rappresentare l’orrore, la morte, il dolore secondo i volgari canoni del reality show. Che senso dare allora alla terribile morte del piccolo Tommaso? Il senso, l’unico senso possibile è l’autentica ricerca della consapevolezza e della riflessione profonda sul tema della violenza ai bambini, presupposti necessari per sperare che un giorno questa nostra società così distratta e violenta abbia il coraggio e la generosità di sentirsi responsabile verso il mondo dei piccoli che oggi, secondo noi del Movimento per l’Infanzia, è drammaticamente trascurato. In verità tutti i giorni avvengono violenze inaudite sull’infanzia e buona parte di queste si consumano tra le mura domestiche, ma c’è un sordo rifiuto a considerare la sofferenza infantile sotto l’aspetto di un problema “sociale” esteso, grave e radicato nella nostra cultura disattenta ai problemi dei più piccoli e fortemente “adultocentrica”. Si parla con grande spendita di tempo energie e intelligenza di calcio, di sterile litigiosità politica, di macro economia, di moda, di cronaca rosa e gialla, ma, fateci caso, al di là del singolo caso di cronaca nera, non si parla di infanzia, del benessere dei fanciulli, delle loro esigenze, del loro bisogno di ascolto, di un futuro sostenibile e del diritto a vivere un presente sereno e armonioso, ma soprattutto non si parla della sofferenza dei bambini, del disagio, della violenza loro inflitta, della trascuratezza quale fenomeno di rilevante dimensione sociale. Un vero e proprio tabù. Ma allora esiste e in quale misura una “questione infantile”? Tutte le ricerche finalizzate a fare emergere il fenomeno sommerso della violenza a danno di fanciulli indicano una cifra che varia dal 15 al 25 per cento quale percentuale di ragazzi che dichiarano, rispondendo ad un questionario anonimo, di essere stati oggetto di gravi violenze fisiche o sessuali, (ricerca di Sos Infanzia nel 2005, ricerca Istituto di igiene e medicina preventiva Università di Milano 2001, ricerca del prof. Jèrome Laederach dell’Università di Ginevra 1999). Significa che in Italia circa due milioni di bambini su dieci, secondo le proiezioni di queste ricerche, sono stati oggetto di gravi violenze sessuali o fisiche; di questi casi solo lo 1% sono stati denunciati. Significa che in Italia ogni anno 100.000 bambini subiscono violenza e solo 1.000 sono le denunce. Nell’ultima ricerca compiuta da Sos Infanzia il 17% dei ragazzi ha dichiarato di essere stato vittima di violenze sessuali durante l’infanzia (si tratta di circa un milione di minori in Italia). Altre cause di sofferenze diverse, ma non per questo meno traumatiche, sono ad esempio gli incidenti stradali che rappresentano la prima causa di morte per i ragazzi dai 15 ai 29 anni, mentre la seconda causa di morte per gli adolescenti è il suicidio! Questo succede in Italia, oggi, adesso, e allora che senso dare alla lacerante morte di Tommaso se non avere il coraggio di aprire gli occhi e preoccuparsi davvero con generosità del mondo dei piccoli in difficoltà? Che senso diamo a quest’onda emotiva se non la utilizziamo per un impegno personale a favore dei bambini? Il resto, tutto il resto sono chiacchiere, grande fratello, volgare curiosità. Il dolore gratuito inflitto ai bambini lascia senza fiato, increduli, talmente increduli da rimanere indifferenti, inerti, impotenti e passare oltre sperando che qualcun altro, un giorno, possa risolvere una questione talmente dolorosa che diventa istintivo rimuovere e allontanare dalla nostra esperienza. Ecco che, purtroppo, il Movimento per l’Infanzia rischia di non essere più espressione di istanze centripete della collettività, così come si scriveva all’inizio, perchè oggi la sofferenza dei bimbi, il loro disagio, la sofferenza è un tabù che viene radicalmente negato e rifiutato, il Movimento per l’Infanzia è diventato un’anomalia, una sfida che anticipa i tempi, una operazione di sensibilizzazione politico/culturale in levare, ne siamo consapevoli, così come sappiamo però che la coscienza sociale dell’uomo è come l’onda e il suo riflusso, il silenzio, la distrazione di oggi prepara la prossima ondata di attenzione e interesse: è anche per realizzare quel momento che il Movimento per l’Infanzia è nato. E’ nato un movimento che come quel famoso chicco di grano tenta di far rinascere una coscienza che sembra morta e sepolta sotto le macerie di una civiltà che ha imparato a consumare le emozioni piccine davanti alla televisione e spettacolarizzare anche il dolore di un bambino, senza interrogarsi, senza pensare, senza reagire, senza pietà.
Sento l'esigenza, a conclusione di una lunga, estenuante e cattiva campagna elettorale, di sottolineare la completa assenza dalle dichiarazioni di tutti i politici, nessuno eslcuso, di parole, impegni o attenzione riferita al mondo dei bambini.
Abbiamo assistito a noiosissime discussioni incentrate solamente su rapporti economici, sulle tasse, sui conti pubblici, sui soldi. Se si dovesse interpretare la vita delle persone dalle parole dei politici verrebbe da pensare che l'unica cosa che interessa agli italiani, l'unico argomento che può convincere le persone ad orientare la preferenza di voto sia il danaro.
In questa campagna elettorale sono state dimenticate questioni di enorme importanza dalla cui soluzione dipende anche lo sviluppo economico e quindi un maggior benessere del paese, non ho sentito nessuno parlare del problema energetico, del mezzogiorno, della criminalità che, specialmente nel sud, soffoca l'imprenditoria, della ricerca scientifica e universitaria e, soprattutto, del mondo dei bambini.
I bambini per il mondo politico sono trasparenti, non esistono, tante volte è capitato ad esponenti del Movimento per l'Infanzia, compreso il sottoscritto, di denunciare pubblicamente un disagio diffuso, di esporre i dati della violenza ai bambnini che resta un fenomeno in gran parte sommerso, di sottolineare carenze e paradossi legislativi, di proporre interventi e soluzioni, ma il silenzio e l'indifferenza sembrano regnare indisturbati quando si parla del valore dell'uomo, del bambino, della sua sofferenza, perchè?
Credo che se il Moviemnto per l'Infanzia avesse potuto utilizzare solo un decimo delle risorse economiche, umane, mediatiche spese per la campagna elettorale per mettere a punto un programma di interventi istituzionali e legislativi a favore dei bambini avrebbe certamente cambiato il destino di tanti piccoli sfortunati che, indipendentemente da chi vincerà queste elezioni, rischiano di rimanere ancora per lungo tempo sullo sfondo di una società distratta, litigiosa e plutocratica, come piccoli uomini invisibili, perchè "non si vede bene che con il cuore" mentre l'egoismo, forse arricchisce qualcuno, ma rende ciechi tutti.
Egregio Presidente, considerato che fra pochi giorni dovrà affrontare il problema di nominare i ministri che faranno parte del suo governo e considerato che il numero dei ministeri varia a seconda dei governi e delle legislature perchè non pensare a qualcosa di nuovo e assolutamente utile?
Considerato che i fanciulli in Italia (minori degli anni 18) sono circa 10.000.000 e che, secondo le nostre ricerche e i dati che forniamo in ogni Convegno, riportati anche negli articoli pubblicati su questo sito, una buona percentuale di questi vive in condizioni di grave disagio (1.000.000 di bambini sotto la soglia della povertà, in Italia) in situazione di grave pericolo (incidenti stradali prima causa di morte per gli adolescenti) o in condizioni di grave sofferenza (suicidi seconda causa di morte per gli adolescenti)o considerato infine che una percentuale notevole - 20% - 30% - di loro ha subito gravi violazioni fisiche, sessuali o psicologiche (dati monitoraggio SOS Infanzia 2005- Università di MIlano 2001 - Università di GInevra 1999)... mi chiedo e Le chiedo, perchè ignorare una evidente "questione infantile" salvo poi interessarsi per intere settimane, morbosamente, di singoli casi?
Egregio Presidente, nelle prossime settimane si occuperà di milioni di cose, di problemi, di questioni che riguardano gli adulti, dei loro soldi, dei loro contratti, dei loro interessi, delle loro imprese, delle loro speranze e aspettative, perchè trascurare gli urgenti bisogni dei bambini?
Forse perchè il destino dei bambnini vale meno dei soldi, del divertimento, degli interessi degli adulti? Da questo sito La invito a pensare, come primo passo, ad un Ministero per l'Infanzia visto che ne esiste uno per l'agricoltura, uno per i rapporti con il parlamento e un altro ancora per le pari opportunità e ancora uno per le comunicazioni ... Le sembra una idea un pò troppo azzardata, balzana? Una novità che anticipa troppo i tempi? Beh ... certo, il Ministro per l'Infanzia esiste in Belgio, in Norvegia in alcuni paesi nordici sempre e comunque più evoluti e senisbili di noi sui temi dei diritti dei bambini, ma Le sottolineo che il Ministero per l'Infanzia è stato istituito anche in Brasile, in Equador, Tanzania e in Senegal... e in Italia?
Il Movimento per l'Infanzia considera urgente e necessario sollecitare i cittadini e le istituzioni a prendere coscienza che l'Infanzia è un tema escluso dai nostri interessi, dall'agenda dei politici, dalle grandi questioni sociali. Anche i gesti di solidarietà, di generosità quali l'adozione a distanza possono diventare dei modi per tacitare la nostra coscienza con un pugno di euro se all'impegno economico non segue un impegno sociale, psicologico, emotivo, una maggiore consapevolezza dei bisogni e delle sofferenze dei bambini che ci vivono accanto.
A questa considerazione vorrei aggiungere che la "questione dei diritti negati dei bambini" è talmente grave ed estesa, sia a livello nazionale sia internazionale, che diventa nevcessario passare dagli atti di "carità" , certamente encomiabili, ma che sono gocce nel mare, alla politica sociale, sollecitando le istituzioni. Non possono le singole persone farsi carico dei danni e delle sofferenze causati dalle amnesie della politica.
Chiunque si senta in sintonia con gli obiettivi e con le strategie e la sensibilità per realizzarli che il Movimento per l'Infanzia manifesta anche da questo sito e abbia voglia di impegnarsi in questa importantissima battaglia può iscriversi al Movimento mandandoci una e mail (posta@movimentoinfanzia.it) e darci una mano per fare crescere, insieme, una società che non potrà dirsi civile finchè non dimostrerà di riconoscere e tutelare i diritti dei fanciulli, assicurare loro una vita sociale e familiare sufficientemente armoniosa ed equilibrata e non riuscirà a proteggerli dagli eccessi, dalla violenze, dagli egoismi, dalle amnesie degli adulti.
Ho personalmente partecipato in qualità di "esperto legale" alla ricerca compiuta da Sos Infanzia e più volte citata negli articoli pubblicati in queste pagine. Vale la pena di ricordare che la ricerca comprendeva la compilazione anonima di alcune schede nelle quali i ragazzi avevano modo di indicare se erano stati oggetto durante l'infanzia di violenze fisiche, psicologiche o sessuali.
Alla fine delle schede avevamo aggiunto un foglio bianco che poteva essere facoltativamente riempito dai ragazzi con le loro impressioni relative agli argomenti trattati; ricordo che in una di queste schede trovai scritta una frase che mi colpì: " viviamo in un mondo di pazzi".
Ovviamente il ragazzo si riferiva al modo in cui, secondo lui, venivano calpestati i diritti dei bambini. Nel leggerla mi ricordai che pure io a 18 anni avevo la medesima impressione sul mondo degli adulti: molti di loro mi sembravano pazzi. Poi, con il tempo, sono cresciuto, sono lentamente ma inesorabilmente diventato adulto e mi sono dimenticato della sentenza di follia che in giovane età avevo nella mia mente deliberato, fino al giorno in cui ho letto le stesse parole che nuovamente mi avevano riportato a quella libertà di pensiero e di critica tipica di una mente e di una coscienza giovani.
Ma allora viviamo o no in un mondo di pazzi?
Se il punto di osservazione sono i valori e i diritti fondamentali della persona e quindi e soprattutto dei bambini direi che ha ragione il giovane di diciotto anni e torto io che come adulto mi ero dimenticato di essere scivolato con il tempo verso la tacitazione della mia coscienza e averla adattata, per il mio quieto vivere, alle follie del mondo.
Ho visto l'altro giorno alla televisione Quark speciale, Piero Angela spiegava che il Brasile è uno dei primi paesi al mondo nell'utilizzazione delle biomasse per la combustione e la produzione di energia; il ragazzo di 18 anni che è in me, risvegliato da un impegno vivo e doloroso a favore dell'infanzia, ha pensato che era una follia che in quel paese fossero così progrediti, giustamente, verso l'utilizzazione delle energie ecocompatibili mentre allo stesso tempo si fossero dimenticati che settecentomila (700.000) bambini brasiliani non sono registrati all'anagrafe, vivono per le strade e sono potenzialmente esposti agli orrori degli adulti: violenza fisica, malattie e deprivazione, commercio di organi, schiavitù sessuale, non è follia questa?
Ma in Italia quanta saggezza manca e quanta incoscienza e follia possiamo individuare con gli occhi di un ragazzo che ha ancora la capacità di meravigliarsi innanzi alle ingiustizie, alle ipocrisie, innanzi al sonno della ragione?
Quale è la pazzia delle civiltà occidentali progredite innanzi ai diritti dei bambini?
La pazzia è il tabù al quale tutti sacrifichiamo la nostra consapevolezza critica. Il tabù è rappresentato dal dolore dei bambini, dalla violazione dei loro diritti, dal mancato impegno e dallo scarso senso di responsabilità che, perlomeno in questo momento storico, caratterizzano l'atteggiamento passivo degli adulti.
Un tabù è un'operazione della coscienza che ha lo scopo di non rappresentare nella mente e quindi nascondere, negare una determinata informazione, una verità scomoda, dolorosa, potenzialmente eversiva; il tabù pone il divieto di accedere alla conoscenza.
Ecco che in questi giorni si torna a parlare di abusi sessuali grazie anche ai clamorosi arresti effettuati a Roma di una banda di pedofili, ma al di là della proliferazione delle parole, dei servizi televisivi, degli articoli di cronaca sui giornali, cè il terrore di riflettere, di capire; il dolore di oltre 200 bambini violentati fa paura, tanta paura da alimentare, appunto un tabù.
Cosa ci vuole vietare di capire, di comprendere questo tabù?
La risposta è semplice il tabù si realizza nel momento in cui riesce a non farci rendere conto che la violenza sui minori è un fenomeno sociale, diffuso, gravissimo e dimenticato.
Si arriva a questo triste risultato attraverso una serie di operazioni irrazionali, false, fuorivianti, che danno l'impressione, appunto, di un atteggiamento folle.
La violenza sui minori allora diventa un problema legato ad Internet, ci si convince che oscurando qualche sito pedopornografico possiamo arginare il fenomeno della pedofilia; ci si convince che i bambini possono essere validamente tutelati attivando magari qualche nuova linea telefonica. La violenza sui minori diventa un set televisivo, un reality di cronaca nera (Cogne, Tommaso Onofri) che morbosamente alimenta la nostra curiosità, la nostra disperata fame e sete di trasformare in spettacolo virtuale la realtà e poter stordire così la nostra coscienza.
Autorevoli studi scientifici sulla violenza sommersa, più volte citati in queste pagine, ma anche ripetuti in contesti televisivi, indicano almeno nel 20% i bambini che subiscono gravi traumi a causa di violenze sesusali, psicologiche, fisiche ma, inspiegabilmente questi clamorosi dati, queste terribili proiezioni cadono nel vuoto, coperti dal silenzio, dall'indifferenza, eppure si tratta del destino di almeno 2.000.000 di bambini italiani!
No è follia questa? Non è un Tabù?
Il sonno della ragione genera mostri, ma i mostri non sono tanto o solo i criminali che usano violenza ai minori, piuttosto la nostra inconsapevole indifferenza.
Se ti senti in sintonia con gli orienamenti, la sensibilità e gli obiettivi del Movimento per l'Infanzia, contattaci e iscriviti perchè il Movimento vive del contributo dei soci e più siamo più forza abbiamo per sperare di vedere realizzate le nostre proposte.
Da oggi è disponibile il nuovo modulo per l'iscrizione al Movimento per l'Infanzia. Nel menu di sinistra è possibile cliccare su "Iscrizioni - Adesioni" ed accedere al modulo da inviare online per l'iscrizione.
Si intitolava così una curiosa rubrica inserita nei vecchi calendari di Frate Indovino all'interno del quale il buon cappuccino, citando ora le profezie del Ragno Nero, ora l'inflazionato Nostradamus, un pò scherzando un pò facendo sul serio, cercava di prevedere il futuro prossimo venturo.
Lo stesso esperimento di chiaroveggenza vorrei compiere pure io da queste virtuali pagine e prevedere nel breve e nel medio periodo che cosa succederà in Italia, limitando però il mio impegno profetico, per rispettare il tema trattato da questo sito e dal Movimento, al mondo dei bambini.
Prevedo che, dopo avere scoperto una rete di pedofili a Roma e averne parlato per giorni interi, dopo avere speso ore di televisione e chili di inchiostro a riferire nei minimi dettagli le pene della famiglia Onofri per la morte terribile del piccolo Tommaso, di bambini non se ne parlerà più per i prossimi sei mesi.
Questo, ovvimanete, non significherà che in questi sei mesi non ci saranno bambini violentati, traumatizzati, ammazzati, morti per incidenti stradali o adolescenti suicidi. anzi... Se partiamo a contare dai primi di maggio, tenendo come base di calcolo la ricerca dell'Università di Milano e quella di Sos Infanzia per quanto riguarda le violenze ai minori, e tenendo presente, per le morti violente, i dati ufficiali, approssimando quindi per difetto, vi posso anticipare che in sei mesi, cioè fino alla fine di ottobre 2006, ci saranno stati in Italia almeno 100 adolescenti che si saranno suicidati, almeno 300 fanciulli morti in incidenti stradali, almeno 10 bambini ammazzati dai loro genitori, almeno 30.000 bambini che avranno subito gravi violenze sessuali, almeno 5.000 bambini che avranno subito gravi violenze fisiche ... e mi fermo qui.
Prevedo ancora che nessun giornalista parlerà di questa ecatombe della coscienza e prevedo pure che le persone che normalemnte fruiscono dei mezzi di informazione, non leggendo e non ascoltando nessuna notizia per almeno sei mesi, si convinceranno che nella nostra società i bambini sono ottimamente tutelati e protetti da una rete di attenzione e solidarietà e di puntuale informazione diffusa e coerente, prova ne è che quando vittima di una violenza è un bambino i media ne parlano diffusamente, per giorni!
Prevedo ancora che fra circa sei mesi un bambino sarà vittima di qualche violenza che sarà adatta per diventare una truce telenovela che sarà raccontata a tutto il popolo italiano fin nei minimi dettagli per qualche giorno o qualche settimana (dipende dall'audience) e allora tutti ci stupiremo, piangeremo, parteciperemo al dolore con commozione e sdegno così come si fa quando si guarda un film triste, una telenovela strappalacrime, quindi torneremo, magari dopo un paio di fiaccolate, a guardare qualche altro reality.
L'importante, cari amici, è non pensare, non riflettere, non sentirci responsabili, non sentirci coinvolti, l'importante è che la nostra commozione, il nostro sdegno i nostri sentimenti siano fini a se stessi e che non si trasformino in pensieri e azioni di reale solidarietà e impegno verso i bambini, tutti i bambini che vivono l'incubo della violenza, della privazione, della negazione dei diritti fondamentali della loro personalità.
Novità: è on-line il documento di presentazione del Movimento per l'Infanzia, che illustra le attività svolte nel 2008 e i programmi per il 2009. scarica il documento
Novità:è on-line il TERZO numero della pubblicazione "Il Popolo dei Bambini" periodico trimestrale in formato pdf . scarica il giornalino