Alfie

Di Vittoria Camboni.

C’è la vicenda di un bambino, un altro tra i milioni di bambini sofferenti che non possono parlare: Alfie Evans (qui, qui, qui).

Si è scatenata la ferocia del web.

Tra chi grida <<Assassini!>> e chi antepone i propri titoloni scientifici in una riflessione social nella quale non si dovrebbe entrare troppo nel tecnico, il focus della quaestio è continuamente rimbalzato da Dio a Ippocrate.

Ma è altro, invece, l’ oggetto: si chiama umanità.

Tanto reale quanto sfuggente;

la consapevolezza che abbiamo dei limiti ma anche che questi sono imprevedibili;

la consapevolezza che se una creatura respira da sola, finché dura, sta cercando di vivere e noi non sappiamo se desideri continuare a lottare o smettere, perché l’unico dato certo è solo che nessuno desidera soffrire.

Se lo sapessimo -senza che l’interessato si sia espresso- e se fossimo meno umani ma solo scientisti, secondo il ragionamento della riduzione delle sofferenze per il malato si potrebbe mettere fine alla sua vita direttamente con un’arma: pochi secondi da qui alla cessazione della sofferenza.

D’ altronde le armi ci sono pure, simbolicamente e dunque più diabolicamente: c’è un presidio militare a verificare che il malato rispetti tutto l’iter di morte col contagocce da disidratazione e lento soffocamento.

Qui il punto è se morire di sete senza sporcare di sangue le lenzuola (in nome del diritto del malato a non soffrire!) oppure se morire accompagnato fino alla fine naturale, con buona approssimazione alla realtà nemmeno lontana.

Se non bastasse, assistiamo ad uno Stato di diritto della moderna civiltà che obbliga qualcuno a morire in un ospedale piuttosto che in un altro ospedale di un altro Stato dove ha cittadinanza.

Chissà se, invece di mamma Kate Evans, ci fosse stata l’altra mamma Kate, quella reale: avrebbero potuto costringere i familiari a non scegliere l’ospedale nel quale si sentissero più tranquilli?

Il nostro vero problema non è la morte di un altro piccolo: la vita è anche questo. Il vero problema è che non ci dovrebbe essere bisogno del Papa, o di Ippocrate, ma solo del senso di umanità, per arrendersi pacificamente e dignitosamente di fronte al limite.

Per quale motivo i militari debbano perquisire i care givers di Alfie, cioè i genitori, così come chiunque altro –medici di altri ospedali compresi– al fine di verificare che non nutrano più il bambino, è un mistero per il senso umano.

Ed è l’ unico argomento sul quale vale la pena interrogare anche le pietre fino alla fine dei tempi.

 

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