“Ancora un’altra storia”: uno spot contro donne e bambini.

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   Si tratta di un cortometraggio presentato al Festival del cinema di Venezia e destinato a venire trasmesso in televisione.

Il filmato si apre con queste frasi:

L’alienazione parentale è uno dei principali disagi da separazione, un disturbo che insorge nei figli a seguito del loro coinvolgimento in separazioni conflittuali”.

È causata dal lavaggio del cervello messo in atto da un genitore che porta i figli a manifestare astio e rifiuto nei confronti dell’altro genitore”.

Mentre vengono presentate queste frasi scorrono le immagini di bambini dal viso triste che si tappano le orecchie.

Per chi è già impegnato, come il sottoscritto, nella lotta contro i sostenitori dell’alienazione parentale, che prima chiamavano PAS, queste frasi non sono una novità; si tratta dei concetti inventati da Gardner e ripetuti a pappagallo dai suoi epigoni.

Per chi ancora non conosce questi concetti indico il link al sito che svolge una corretta informazione sull’alienazione parentale: http://www.alienazionegenitoriale.org/.

Dopo quelle frasi di apertura il cortometraggio mostra brevi flash di tre situazioni separative nelle quali ci sono divergenze tra i due ex-coniugi su questioni inerenti i tempi da trascorrere con i figli.

Le donne vengono presentate come arcigne, dure, delle vere e proprie megere, si direbbe.

I maschietti invece hanno tutti l’aria di cani bastonati.

I bambini vengono rappresentati come esseri inetti e inermi totalmente in balia dei voleri delle loro madri malevole.

Dalla disinformazione proposta da questo cortometraggio si deduce che nelle separazioni le donne sono solite vietare ai figli di andare con l’altro genitore.

Un dato del tutto fuori della realtà.

Dopo l’intervento salvifico, non si capisce bene se del giudice o del mediatore familiare, le cose si aggiustano e torna il colore sul viso di tutti i protagonisti.

Bene, il filmato ripropone in salsa buonista i sani vecchi stereotipi del patriarcato: donne megere, uomini che aspirano a divenire i novelli angeli del focolare e bambini del tutto inetti e inermi contro le volontà degli adulti.

Il filmato ignora del tutto la realtà delle separazioni coniugali che fanno seguito a violenze in famiglia o ad abusi sessuali sui figli.

È solo in queste separazioni che si osserva il rifiuto tenace dei figli di relazionarsi con il genitore violento o abusante; che, guarda caso, in larghissima maggioranza è il padre.

Non so se chi ha realizzato quel filmato abbia mai visto il terrore negli occhi dei bambini costretti a frequentare il genitore violento o abusante; io l’ho visto. É per questo che sostengo con forza che il cortometraggio “Ancora un’altra storia” è pura mistificazione.

Andrea Mazzeo

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