Immagine uomo nerodi Alessandro Costantini, Psicologo e Psicoterapeuta 

 

 

Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per

accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia

la verità per accordarla al proprio pensiero.

                   (Proverbio arabo) 

  

 

Non è una favola, l’Uomo nero esiste davvero. Ma non ha le sembianze di un orco cattivo pronto ad assalire i nostri bambini. No, le sue sembianze sono molto più sfumate, quasi sbiadite, difficili da vedere ad un primo sguardo, ma i suoi tentacoli sono molteplici, molto lunghi, si ramificano in un complesso intreccio per arrivare poi comunque al loro obiettivo: i bambini. Questa nuova e più moderna versione dell’Uomo nero si chiama “cultura”: semplicemente l’insieme di valori, regole, leggi, pensieri dominanti e di riferimento condivisi da un grande numero di persone e che si esprime quotidianamente attraverso la politica, i media, la scuola, la letteratura.

Perchè la nostra cultura, e dunque la nostra società, è diventata come un orco predatore di bambini?

Perchè in questi ultimi anni stiamo assistendo ad una ondata di perversi fenomeni che si sta abbattendo ferocemente e senza sosta contro i nostri bambini. Abbiamo giustamente difficoltà a credere che sia tutto vero, pensiamo si tratti di bufale pensate e diffuse da menti malsane che pensano così di farci divertire. In realtà tutto risulta essere drammaticamente vero.

Senza mezzi termini, la questione è questa: si sta tentando, passo dopo passo, di legittimare la pedofilia e l’attività sessuale tra adulti e bambini e di farla passare come un comportamento normale, sano, che non può in alcun modo creare danni ai bambini. Questo sta avvenendo sotto i nostri occhi e la sua diffusione è estremamente accelerata, velocissima, come se qualcuno avesse premuto un interruttore gigante che ha dato il via ad una serie di cellule virali collegate tra loro, in tutto il mondo, che erano lì silenti in attesa del grande input.

Vorrei in questo articolo invitarvi a seguirmi; mi rendo conto che sono tematiche spiacevoli, che ci fanno sicuramente male e che preferiremmo non dover affrontare, ma è importantissimo farlo. Lo dobbiamo ai nostri bambini.

Vediamo in sintesi alcuni (ce ne sono purtroppo molti altri) di questi determinanti “passi” verso una società che giustifica, approva e promuove i rapporti sessuali tra adulti e bambini.

 In ambito giurudico-politico:

1) Recentemente una sentenza della Corte di Cassazione (n. 45179 del 8 novembre 2013) annulla la precedente sentenza della Corte di Appello di Catanzaro che ha condannato un assistente sociale di 60 anni per violenza sessuale nei confronti di una bambina di 11: è stato stabilito che bisognava tenere conto dell’ “attenuante” a favore dell’imputato pedofilo, perchè tra l’uomo e la bambina si era sì creata una relazione sessuale, ma il sesso era inserito in una più ampia relazione affettiva, sentimentale, in parole semplici in una “relazione d’amore tra l’adulto e il bambino”. Questo non può che farci sconcertare e allarmare: non può esistere una forma di vero amore (maturo ed erotico) tra un adulto e un bambino. La bambina non era innamorata, è stata semplicemente plagiata, manipolata e dunque quello che hanno chiamato “sentimento”, altro non è che in realtà “paura”. Conosciamo tutti la cosiddetta “sindrome di Stoccolma”, per cui la vittima di un carnefice si “affeziona” a questo; ma non lo fa consapevolmente, ma in preda a meccanismi di difesa inconsci che le dicono “non mi sta realmente succedendo questo; è troppo doloroso per me, non posso sopportarlo, sono totalmente impotente; mi devo convincere che ciò che mi viene fatto non è realmente un male, che il carnefice ha le sue buone intenzioni e che sostanzialmente non è malvagio; questo mi porta ad empatizzare con lui, ad affezionarmi, finanche a difenderlo”. Sostanzialmente, non potendo la bambina tollerare e gestire la paura e il dolore per le attenzioni sessuali dell’anziano signore, trasforma questi sentimenti nell’esatto contrario, quello che crediamo sia amore, e ribalta così la situazione da vittima passiva a complice attiva. Ma è tutta una finzione della mente, la bambina non può che soffrire moltissimo per quello che le viene fatto e serie saranno le conseguenze degli abusi subiti. Per questi motivi ritengo che quella considerata come “attenuante”, sia in realtà una “aggravante” perchè, oltre alla violazione fisica della bambina, l’adulto ha creato nella bambina una dipendenza forzata che a livello psicologico è altrettanto grave. Altra aggravante sta nel fatto che l’assistente sociale era per la bambina un tutore, dunque una figura adulta di riferimento che avrebbe dovuto sostenerla e proteggerla dalle sofferenze già vissute nella propria famiglia e per le quali era stata data in affidamento ai servizi sociali.

2) Recentemente anche la politica italiana ha in qualche modo avallato l’ipotesi che la pedofilia sia normale e da non condannare:

 – l’onorevole Santolini tempo fa ha dichiarato apertamente: “Il mio orientamento sessuale e’ l’eterosessualita’, ma ce ne sono anche altri, come l’omosessualita’ e la pedofilia”. Ricordiamo che l’omosessualità è effettivamente ormai da anni non più considerata come una malattia e non ha mai comunque rappresentato un crimine. La pedofilia sì.

 – anni fa l’onorevole Vendola dichiarò questo: Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti, e trattarne con chi la sessualità l’ha vista sempre in funzione della famiglia”. Caro Vendola no, non è facile affrontare questo tema…..direi che è totalmente folle e perverso.

 – recentemente l’onorevole Giovanardi ha proposto un emendamento per il rispetto e la non discriminazione delle minoranze con orientamenti sessuali diversi da quelli più comuni : “o fondate sull’odio ovvero disprezzo o comunque palese ostilità tesa concretamente a ledere l’incolumità, la dignità e il decoro delle persone che manifestino anche solo apparentemente, ancorché non apertamente, orientamenti omosessuali, bisessuali, eterosessuali, pedofili, se tali condotte discriminatorie siano poste in essere a motivo del loro orientamento sessuale e siano espressione di violenza o ostilità verso la persona e non di pensiero verso l’orientamento sessuale e lo stile di vita in sé”.

Giovanardi ci dice sostanzialmente che non è giusto criticare e discriminare gay,  bisessuali o transessuali, e fin qui non ci trovo nulla di strano. Ma ci dice anche letteralmente che non dobbiamo più permetterci di discriminare anche i pedofili! Poverini, hanno anche loro dei diritti, non fanno male a nessuno, rispettiamoli!

Pochi giorni fa Giovanardi, in risposta alle numerose e legittime critiche mosse contro il suo emendamento, prova con un refuso: non voleva parlare di “pedofilia”, ma di “pedofobia”.

Intendeva perciò dire “pedofobia”? E che significa? Letteralmente sarebbe la “paura/disprezzo dei bambini” ma se, come dovrebbe, va inteso come per l'”omofobia”, cioè la “paura/disprezzo per gli omosessuali”, va a significare “paura/disprezzo per i pedofili”. Quindi il discorso non cambia: non dobbiamo avercela con i pedofili. Oppure, a voler essere pignoli, significherebbe che non dovremmo discriminare i pedofobi, cioè quelli che ce l’hanno con i pedofili? Non ha senso… Inoltre nel suo emendamento il politico parla di “orientamenti sessuali”, quindi il termine pedofobia, ammesso che sia esatto, non può che essere collegato all’ “orientamento pedofilo”.

Caro Giovanardi, non ci convinci, ti sei impietosamente arrampicato sugli specchi.

3) Alla fine degli anni ’80 uno psichiatra americano, tale Richard Gardner, inventa di sana pianta una malattia, la Pas (Sindrome di alienazione genitoriale) che ad oggi non ha ricevuto alcun riconoscimento scientifico. Secondo questa “diagnosi”, quando un bambino non vuole vedere uno dei genitori, motivando questo rifiuto con il fatto di subire maltrattamenti da questo (di tipo fisico, sessuale o psicologico), in realtà questo bambino sta sempre mentendo e riferendo cose non vere, ma architettate da uno dei genitori contro l’altro. In sostanza un genitore manipola il figlio per fargli dire cose non vere contro il partner. Ora, sicuramente esistono situazioni in cui questo può avvenire e ciò si configura tra l’altro come un reato perseguibile penalmente (Circonvenzione di incapace-art.643 del codice penale). Il problema, però, è che si tende troppo spesso e con estrema leggerezza a porre diagnosi di questa presunta inesistente Pas e che sostanzialmente porta alle seguenti tragiche conseguenze per il bambino: a) il bambino mente e non è credibile, anche se sta dicendo la verità. b) il bambino è “malato/alienato” e pertanto va curato, sostanzialmente allontanato dal genitore che lo ha alienato/manipolato, “resettato”, cioè gli viene fatto un contro-lavaggio del cervello affinché recuperi forzatamente il rapporto con il genitore contro il quale sarebbe stato messo su. Questo attraverso la cosiddetta “terapia della minaccia”: minacciare il bambino di non vedere più il genitore a cui è più affezionato, se non recupera (forzatamente) un rapporto con l’altro genitore. c) Questo avviene inserendo il bambino in una struttura cosiddetta “neutra/protetta” (casa-famiglia) affinché possa “guarire”.

Credo tutto ciò sia drammatico: anche se il bambino dice la verità, anche se è vero che c’è un genitore maltrattante, in automatico scatta la diagnosi di Pas con tutte le sopracitate conseguenze per il bambino e per il suo sano rapporto con l’altro genitore che invece non sta facendo altro che cercare di proteggerlo. Il bambino non viene ascoltato, non si fanno indagini approfondite per comprendere realmente la realtà dei fatti, ma di default si parla di Pas. Ma non finisce qui. Se il padre abusa del figlio piccolo e quest’ultimo, logicamente, non vuole più stare con lui, si dirà che l’abuso non è vero e che quindi il bambino dovrà stare proprio con quel padre pedofilo e allontanato dalla madre, unica vera fonte di salvezza e protezione per lui. Eh sì, è un mondo che funziona tragicamente al contrario… Tale Gardner (morto suicida) era un apologeta della pedofilia, nelle sue opere (auto-pubblicate), è arrivato ad affermare che la pedofilia è normale, che c’è un po’ di pedofilia in ognuno di noi e che se un padre abusa della figlia la colpa è della moglie perchè, non soddisfacendolo sessualmente, costringe il povero uomo a riversare i suoi legittimi istinti sessuali sulla figlia. Parte anche lui dal concetto freudiano di un bambino naturalmente “perverso” alla continua ricerca del piacere sessuale. La sua Pas sembra dunque essere stata creata ad hoc per avallare e consentire le sue perversioni: se per esempio un padre abusa della sua bambina e questa insieme alla madre denunciano il fatto, ecco che puntualmente arriva l’ancora di salvataggio; con la Pas levo il bambino alla madre e lo consegno direttamente al padre affinché, in tutta tranquillità e senza più interferenze esterne, costui possa continuare a perpetrare l’abuso. So che sembra pura follia, ed evidentemente lo è, ma è ciò che sempre più spesso accade nei nostri tribunali. La Pas è stato spesso utilizzata proprio per difendere padri che poi è stato dimostrato essere realmente dei pedofili. Gardner proprio con la sua Pas difese in prima persona il regista Woody Allen accusato di aver abusato della figliastra Dylan quando aveva solo sette anni. In questi giorni quella bambina, oggi adulta, è uscita allo scoperto e ha rivelato gli abusi reali subiti dal patrigno. Praticamente Gardner ha creato una sorta di legge “ad personam”, che tutela lui, i pedofili e tutti gli apologeti della pedofilia.

4) Una nota positiva però c’è. Almeno in parte. Il Decreto Legislativo 39 del 4 marzo 2014, emanato in attuazione della direttiva 2011/93/UE contro la pedofilia, contiene una serie di modifiche alle norme esistenti, al fine di inasprire la lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile. In particolare,  l’art. 2 del decreto, in vigore dal 6 aprile 2014, ha integrato il Testo Unico in materia di casellario giudiziale, dpr 313/2002, prevedendo che, prima di stipulare un contratto di lavoro che comporti contatti diretti e regolari con minori, il datore di lavoro debba richiedere il certificato del casellario giudiziale della persona da assumere, al fine di verificare l’inesistenza di condanne per i reati previsti dagli articoli 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quinquies e 609-undecies del codice penale o l’inesistenza dell’interdizione all’esercizio di attività che comportino contatti diretti e regolari con minori. Dunque, se una persona decide di lavorare in un contesto che preveda un contatto diretto con minori, il suo datore di lavoro deve accertarsi che il collaboratore non abbia alle spalle condanne per violenza sessuale sui minori. Una legge certamente importante e che rappresenta un passo in avanti nella lotta per i diritti dei minori. Non dimentichiamoci, però, che siamo in Italia… Nel nostro paese o non si fa nulla, oppure lo si fa male. Comunque, polemiche a parte, tale decreto sembra essere troppo generico e superficiale, lasciando in sospeso molte questioni:

a) non è retroattivo, è valido cioè solo per i nuovi assunti, come specificato nella prima nota di chiarimento del Ministero della Giustizia. Ed eventuali pedofili già assunti? Questo nuovo decreto sarà in grado di trasformare come per magia, in una sorta di effetto alone, le loro pulsioni perverse?

b) è valido anche per chi ha la pena sospesa per i suddetti reati?

c) è valido anche per chi ha delle pendenze penali, cioè dei procedimenti in corso per i reati di cui sopra?

d) non è valido per i liberi professionisti, come psicologi, psichiatri, pediatri che lavorano in proprio. Qui in teoria dovrebbero avere voce in capitolo i rispettivi Ordini professionali, con rispettive sospensioni e radiazioni. Ma è davvero così?

e) non è valido per le figure religiose (e non) che sono a contatto con i minori in ambito ecclesiastico, come preti, suore, catechisti. Beh, d’altronde è risaputo che nei luoghi di culto i bambini possono stare tranquilli…

f) non è valido per colf e baby sitter, come comunicato dall’ufficio stampa del Ministero della Giustizia. Perchè? E’dimostrato che queste figure sono immuni da comportamenti pedofili? Pensiamo ad una baby sitter che è a contatto per ore, da sola, proprio con bambini piccoli…

g) non è valido per i volontari. Il fatto di non essere pagato è forse un deterrente per non abusare dei bambini?

h) siamo sicuri che fatta la legge, non si troverà l’inganno? Mi riferisco ad eventuali non applicazioni del decreto, per esempio per condanne il cui fine pena risale a tot anni prima. Lo so, mi sto fasciando la testa prima di romperla, ma sappiamo che queste cose accadono.

Per come si presenta, tale decreto mi sembra una goccia nel mare. Un “contentino”, uno specchio per le allodole. Potrebbe rappresentare davvero una svolta nel contrasto alla pedofilia (ancor più se associato a telecamere e a serie valutazioni psicodiagnostiche sulla personalità di chi lavora con i minori), ma è comunque poco chiaro, poco efficace e, soprattutto, sembrerebbe tutelare una fetta di potenziali pedofili.

Domanda: ma perchè, quando si tratta di bambini, tendiamo sempre a “centellinare” il nostro impegno nei loro confronti? Perchè siamo così “stitici”? E’ come se dicessimo loro, per l’ennesima volta: non siete importanti, oppure sì, siete importanti, dobbiamo pensare a voi. Ma non troppo. Veniamo prima noi adulti.

In attesa di eventuali chiarimenti e miglioramenti relativi a tale decreto, non posso far altro che confermare la tendenza sottilmente perversa, della politica e della giustizia, in materia di infanzia e minori.

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Movimento Infanzia