Denim Day: dal Movimento per l’Infanzia

perchenonhodenunciato-465x465In occasione del Denim Day, ho elencato di seguito le motivazioni più frequenti che ho sentito negli ultimi anni ascoltando testimonianze di centinaia di altre donne, con cui mi confronto quotidianamente.

Al di là del carattere di ognuna, dei vissuti particolari di ogni vita, la cosa sconcertante è il consiglio che danno quelle che hanno denunciato: “non fatelo”.

Sapete perché? Perché le donne che hanno subito violenza continuano ad aiutarsi da sole, in camera caritatis, clandestinamente per sopravvivere e trovare letteralmente vie di fuga dai contesti istituzionali. Quelle più sveglie si rendono conto della necessità di lasciare un’altra eredità storica e studiano e fanno ricerche e scrivono. Anonime, spesso.

 

 

Il non essere nominate è il miglior modo per proteggersi.

 

Eccole, le risposte che ho raccolto in questi anni al “Perché non ho denunciato”:

  • Perché ogni volta che stavo per farlo, tornava a essere gentile e a propormi accordi che non si attuavano mai
  • Perché un tempo c’erano state strette di mano e accordi di sguardi. Perché abbiamo voluto e messo al mondo dei figli bellissimi. Perché io lo avevo amato, diosanto, quest’uomo
  • Perché in fondo abbiamo tutti dei difetti e io, che pure ho giurato di amarlo fino alla fine dei giorni, ho il difetto di non gradire più la sua presenza nel mio letto
  • Perché i miei figli si chiederebbero perché ho deciso di svegliarmi solo ora, dopo averlo sempre coperto, inseguito, recuperato, nell’attesa che passassero i vari momenti di stress. Ha avuto un’infanzia infelice anche lui, in fondo
  • Perché quando ci ho provato i carabinieri mi rimandavano a casa dicendomi che poi sarebbe stato peggio
  • Perché l’assistente sociale mi ha detto che il mio scopo era tenere lontano i figli da lui per vendetta e la mia paura è diventata la prospettiva di un incubo
  • Perché ci ho messo tempo a capire che era successo proprio a me e quando mi sono decisa è stato tutto archiviato: fuori tempo
  • Perché ero confusa e nel frattempo rimanevo senza nulla; il cerchio del bisogno si stringeva intorno a me, immobilizzandomi. Le prove che mi chiedevano ( foto, messaggi, scontrini, registrazioni) si perdevano nei miei traslochi di emergenza

Il cielo non passi sulla mia testa senza che io abbia lasciato questa traccia. Scrivo perché le figlie e i figli conoscano e ri-conoscano un’altra storia, oltre quella che può comparire sulle carte dei tribunali.  Solo questo renderà utile il non aver denunciato.

 

Vittoria Camboni Candeloro, referente del Movimento per l’Infanzia Abruzzo.

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