Figli di un dio minore

Di Vittoria Camboni

genitore non tedesco

Un genitore non tedesco: Lionel Gilberti.

(un ringraziamento speciale a tutto il lavoro di Marinella Colombo)

Il sistema tedesco dello Jugendamt , il famoso terzo genitore, estromette i genitori stranieri e si appropria dei bambini, che dal momento della separazione spariscono in un buco nero. Caput. Finish. Il genitore estromesso, però, mantiene il dovere al mantenimento. In questi giorni è stato arrestato un padre francese che si è rifiutato di cooperare con il sistema tedesco: non ha versato più il mantenimento. E per questo è scattato un mandato di cattura internazionale. Ora è in carcere, in Germania. Leggete questa lettera:

Lettera a Lionel

Caro Lionel,
Da quando sei stato estradato in Germania non passa giorno che non parliamo di te e di quello che stai passando ormai da qualche anno a questa parte. Seguiamo le trasmissioni che parlano di te, persino sulle TV nazionali. La gente è molto delusa: ha la necessità di sapere che ciò che hai da dire verrà ascoltato, cioè che vuoi avere un rapporto regolare con i tuoi figli, che il tuo bisogno di rispetto e dignità verrà soddisfatto, che i tuoi figli potranno stare con il loro papà e godere delle loro due culture. La tua storia potrebbe essere quella di ciascuno di noi e noi tutti abbiamo bisogno di giustizia.

Sono triste ed arrabbiata perché ho visto ripetersi molte volte quello che ti sta succedendo, che può capitare a qualunque straniero con figli, sposato o meno, ma anche se le persone ne fossero informate da parte dei consolati al loro arrivo in Germania farebbero molta fatica a crederci.

Tuttavia se le persone sapessero ciò che ho visto ed udito in questi anni, non correrebbero un tale rischio: fare nascere un figlio in Germania, tenerlo tra le proprie braccia amorevoli ed improvvisamente vederselo strappare per non poterlo o poterla rivedere mai più. Poi, in qualunque tipo di situazione finanziaria ci si trovi, dover pagare un assegno di mantenimento che non si è in grado di onorare e tutto ciò senza neppure sapere se il proprio figlio è vivo, perché l’amministrazione tedesca impedisce qualunque tipo di contatto.

Questa situazione è talmente incredibile nell’Europa del 2013, talmente ingiusta che non ci si può credere. Anche io, nel 1997, non ci potevo credere. Dopo avere sentito parlare del caso di Catherine Laylle la mia prima reazione fu pensare che doveva aver fatto qualche cosa di male per vedersi negare il contatto con i figli.

Fu proprio allora che Catherine Iniesta-Urban, (ora deceduta), rappresentante degli immigrati francesi in Germania, me ne parlò. Mi diede il libro di Catherine Laylle (“Due bambini dietro un muro”). Dopo averlo letto mi sentivo disgustata ed atterrita. Avevo appena dato alla luce ad un figlio ed il padre di mio figlio è tedesco.

Fu assieme a Catherine Iniesta-Urban che, con i 160 casi che stava esaminando, mi resi conto di questa terribile, incredibile, spietata realtà. Ho trascorso 18 anni in Germania. Dopo la morte di Catherine Iniesta-Urban non c’era più nessuno che si facesse carico di questa questione scottante, un’autentica spina nel fianco dei diplomatici di tutti i paesi (infatti il problema non era solo tra Francia e Germania)

A livello politico si diceva che si trattava di “casi isolati”. Non è per il fatto che tutti questi genitori sono veramente “isolati”, impotenti e senza sostegno che si tratta di “casi isolati”! Sono in molti e da ogni Paese ad avere questi problemi con la Germania.

Allora ero mamma di 3 bambini piccoli. Non avevo lo stesso coraggio di combattere di Catherine, ne l’esperienza. Feci tutto quello che potevo e accolsi a casa mia questi “genitori isolati”, la porta di casa era aperta.

Ora, vent’anni dopo, siamo ancora fermi allo stesso punto.

Lionel, tu hai il coraggio di opporti a questa ingiustizia. Hai accettato di essere incarcerato ed umiliato e di sopportare la quotidiana ingiustizia di essere accusato di “non voler versare l’assegno per il mantenimento dei tuoi figli”. So che sei generoso. Sappiamo tutti che l’avidità non è il motivo che ti porta a rifiutare di pagare.

Ciò a cui ti opponi rifiutando di pagare all’amministrazione tedesca è l’ingiustizia di un sistema. Non sei Davide contro Golia, sei un uomo semplice e tranquillo che protesta rifiutandosi di cooperare con uno Stato, con un sistema crudele che dà ai cittadini tedeschi la possibilità di nascondersi dietro leggi disumane. Le stesse leggi che permettono ai cittadini tedeschi di mantenere la propria coscienza “pulita”: “La legge è dalla mia parte, significa che ho ragione”.

Ma quale moralità può giustificare l’inutile sofferenza inflitta ai loro figli e ancora quale moralità può giustificare l’inutile sofferenza inflitta ad un altro essere umano?

Lionel, possiedi il coraggio e la forza, o forse la follia , di rifiutarti di ubbidire a questo sistema che schiaccia ed opprime i genitori, il nostro Paese e l’intera Europa!

Tu chiedi che il tuo diritto di visita non venga negato e che i tuoi figli possano godere del calore umano delle braccia paterne. Il tuo è un “caso” tra altre migliaia di casi. È possibile che la tua battaglia porti alla presa di coscienza da parte della gente, dei politici e dei genitori tedeschi? Che apra la strada alle migliaia di bambini privati del contatto con “l’altro” genitore?

Nei 18 anni che ho trascorso in Germania ho visto vite distrutte. Vedere le persone viaggiare per migliaia di chilometri per arrivare a casa nostra, da qui partire per andare ad incontrare i propri figli e tornare in lacrime, mi ha sconvolta. “Ho tutti i documenti, il giorno della visita è oggi” ma i loro diritti venivano negati per l’ennesimo futile motivo, o addirittura senza nemmeno un motivo!

È insopportabile assistere alle lacrime di un uomo o di una donna a cui sono stati negati i diritti di vedere il proprio figlio. È una cosa che spezza il cuore! Mi sono sentita impotente troppo spesso. Nonostante solo pochi si siano fermati a casa nostra, ho visto e sentito troppo per continuare a credere che si tratti di “casi isolati”, abbiamo ospitato persone di tutti le nazioni!

Negli anni ho anche assistito ad autentici atti di disperazione: scioperi della fame, suicidi, rapimenti, urla disperate di fronte ai cancelli delle scuole, urla negli uffici dello Jugendamt, urla nei tribunali, manifestazioni di ogni tipo. Tutto invano!

Applaudo al tuo coraggio e so che anche se non uscirai indenne da questa vicenda, i tuoi figli non ti potranno mai rimproverare di non aver fatto tutto il possibile per dimostrare loro che non li hai mai abbandonati.

Danielle Huber

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