INFANZIA NEGATA

VIOLENZA CHE AFFIORA

Il diritto di crescere dignitosamente – conoscere per prevenire

 

infanzia-negata

Statua di Peter – Movimento Infanzia

 

Di Maura Ricci, psicoterapeuta.

 

Doc: “ la nostra unica possibilità di cambiare il presente sta

nel passato, nel punto in cui il tempo ha preso questa direzione.

Per  rimettere indietro l’universo come ce lo ricordiamo noi

e per tornare alla nostra realtà, dobbiamo trovare il momento

esatto, le circostanze esatte come,dove e quando

[il problema si è verificato]…”

Marty: [dopo la soluzione del problema] “ Missione compiuta!

Questo è l’effetto crespatura [la vita ritorna allo stato desiderato],

il futuro è nostro”:

[Russell Habel “ Ritorno al futuro: la ricostruzione di storie di abuso” cap. 22 pg. 293, in  – Sentimenti e sistemi –  a cura di M. Andolfi, Claudio Angelo. Marcella De Nichilo]

                                                                                                                                                          Raffaello Cortina Editore – 1996

 

 

Il disagio genitoriale e familiare ingloba un insieme di schemi che, nel correlarsi alle diversificate manifestazioni della violenza all’infanzia, creano un tessuto disomogeneo, ambivalente e talvolta inesplicabile. Prevenire, intercettare, interrompere gli stati di afflizione in età evolutiva, nelle composite configurazioni proprie dei profili maltrattanti, è un obiettivo etico e, a maggior ragione, prioritario.

Molti sono gli studi e gli esiti di ricerche riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale per comprendere l’ insieme dei profili che caratterizzano la sofferenza all’infanzia: le argomentazioni documentate e le linee di indirizzo comprovate e poste in essere per affrontare i percorsi di cura, sono indicative dell’ampiezza e della complessità del fenomeno.

L’attenzione dedicata alle rappresentazioni della violenza perpetrata a sfavore dei bambini e l’insieme delle azioni riparative per i danni subiti non sono sufficienti se non si accompagnano alla cultura di una più profonda sensibilità e consapevolezza.

In un’epoca pandemica in cui, al passo con gli attuali linguaggi e costumi, le scienze del comportamento si confrontano prevalentemente con il tema della crisi, del disagio, della disorganizzazione e della manipolazione difficilmente si occupa, in via primaria, di aiutare le figure genitoriali ed i figli al loro superamento. Sono presenti, nel territorio nazionale, iniziative circostanziate in questo senso, ma risultano piuttosto carenti le programmazioni di ordine preventivo  ad ampio raggio, che possano offrire un’ efficace forma di aiuto soltanto se agite con continuità e competenza.

Pensare a come la psicologia e la neuropsichiatria infantile si attivano per promuovere e attuare percorsi diagnostici e terapeutici, anche integrati, per  far fronte alla sofferenza emotiva e relazionale dei piccoli pazienti e dei loro genitori (quando è possibile), costituisce un presupposto da cui non si può prescindere ma, nella sequenza temporale degli eventi, la riparazione del danno avviene sempre a posteriori per la mancanza di un fattore di protezione importantissimo: una seria progettazione degli itinerari preventivi.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha presentato a Bruxelles il 3 ottobre 2002 il Primo Rapporto Mondiale su Violenza e Salute. Tale resoconto ha dato inizio a una Campagna Globale attraverso tutta una serie di iniziative finalizzate alla prevenzione dei danni determinati da comportamenti genitoriali gravemente coercitivi di tipo  diretto ed assistito. Il principio base di questa proposta definisce la violenza come un primario problema di salute pubblica a livello mondiale tantoché è di fondamentale importanza nel mondo intero effettuare appropriati investimenti in ogni nazione per prevenirla e curarne le conseguenze. Si configura come elemento di rilievo, innovativo e  importante quanto la Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo.

Da un decennio, quanto proposto, non è stato promosso e realizzato a sufficienza e gli esiti attuali, in materia di violenza, confermano un significativo ampliamento del suo manifestarsi.

MUOVERSI DA UNA PREMESSA

 

Nella maggior parte dei casi di traumi infantili i genitori non hanno interesse a tener vivo nella mente del bambino quanto è accaduto; al contrario, viene messa in atto la terapia della rimozione. “Non è niente, non è successo niente, non pensaci più, ma non si parla in nessun modo di questi brutti avvenimenti [di natura sessuale] che vengono semplicemente coperti da un silenzio totale. Le deboli allusioni del bambino non sono prese in considerazione o sono addirittura respinte come assurde, una linea di condotta questa seguita unanimemente dall’ambiente e in modo così sistematico che il bambino ben presto rinuncia a sostenere la propria opinione”. (S.Ferenczi, 1932)

 

Un’ idonea serie di interventi articolati rivolti ai bambini vittime di violenza, attivati in tempi utili, ha certamente un irrinunciabile valenza  protettiva nel susseguirsi delle fasi evolutive. Un’adeguata attenzione diretta all’infanzia realizza la cornice preventiva allontanando il rischio di una futura patologia adulta da esperienze infantili avverse.

Se la dimensione di consapevolezza, rispetto alle tematiche maltrattanti, rappresenta la realistica condizione per prevenire le condotte maladattive in età adulta, è altrettanto vero che prevenire adeguatamente questa specifica e devastante tipologia di sofferenza psicofisica risulta fondamentale. Ciò si inserisce entro un sistema di valori basilari, al fine di trasmettere alla prole un modello educativo idoneo per far fronte alle difficoltà e alla complessità delle relazioni umane in un processo  di maturazione e di completezza, cosa che può attuarsi soltanto tramite un’ idonea relazione di aiuto.

La guida adulta, che ha il dovere di aiutare il bambino a costruire un Sé sintonico, si assume un impegno che riveste un ruolo articolato: dovrà sostenere l’infanzia, ascoltarla e proteggerla nei suoi percorsi di crescita volti al raggiungimento di una progressiva e idonea autonomia soggettiva, familiare e sociale.

 

 

LE AZIONI  PREVENTIVE : UN ANTIDOTO PER UNA  ESASPERATA  ANGOSCIA

 

 “ L’intervento tempestivo in materia di abuso e maltrattamento all’infanzia è raccomandato

per tutti i bambini  vittime di abusi “( American Academy of Pediatrics, 1999)

L’adeguatezza genitoriale, nel decentrarsi sui bisogni dei bambini che attraversano le molteplici fasi di sviluppo fisico e psicologico, rappresenta il miglior fattore di protezione per non far loro esperire stati di sofferenza e un sistema di relazioni complesse e confondenti. Una genitorialità sensibile attiva il costrutto della resilienza e lo sviluppo di intelligenza emotiva.

In tempi relativamente recenti ci si confronta con un’ampia serie di aspetti impropri che in qualche modo tendono a capovolgere gli schemi associati alle responsabilità adulte e al rispetto nei confronti dell’infanzia.

Sia nell’ambito familiare che socio- istituzionale si configurano schemi adultocentrici che sembrano essere caratterizzati da movimenti verosimilmente frastornanti: da un lato si evidenziano punte avanzate di promozione della salute psicofisica e sociale, seppur frammentarie, talvolta agite sull’onda di un’emotività mal gestita e di competenze carenti; su un versante altro si configura una distorsione dell’ampliamento delle cure protettive dirette all’infanzia rispondenti ai bisogni autoreferenziali delle figure adulte. La fatica che si vive nei contesti educativi, sia familiari che istituzionali, appare legata a un processo storico di progressiva erosione dei codici educativi e relazionali nell’espletamento dei ruoli propri delle figure adulte ove è rilevabile una presenza affettiva incostante e una minore trasmissione di competenze pedagogiche di base. Gli scenari educativi attuali sono stati permeati da tutta una serie di ambivalenze i cui dettami di fondo provengono da atteggiamenti socio istituzionali che nel tempo si sono trasformati in un modello malsano che vicaria la processualità connessa alle competenze fondamentali.

 

VIOLENZA ALL’INFANZIA

 

Le multiformi tipologie di violenza perpetrata a danno dei minori di età, sia diretta che assistita, sono molto diffuse e non ancora completamente quantificate. Si tratta di un fenomeno composito, contraddistinto da inconsuete sfaccettature le cui manifestazioni non si presentano quasi mai in maniera isolata anche se, per le modalità facilitanti la conoscenza e la comprensione dei contenuti, le enunciazioni vengono sempre  proposte separatamente. Di fatto, sono tra loro interrelate definendone le coesistenze di complessità.

In questi ultimi anni si è riusciti a dare una maggiore voce al fenomeno, a trovare le parole giuste, a negare un po’ meno a noi stessi la presenza di questi profili comportamentali agghiaccianti che coinvolgono e sconvolgono le fasce deboli non soltanto pertinenti all’infanzia.

Nella maggior parte dei casi, la popolazione adulta fa fatica a comprendere i termini o l’essenza delle azioni coercitive in maniera approfondita e a interessarsi agli scenari che si configurano. Nell’immaginario collettivo si tratta di qualcosa che “riguarda gli altri”.

Il protagonismo dell’infanzia è ancora oggi un concetto conosciuto ma non a sufficienza introiettato e difficile da accogliere responsivamente poiché determinato in buona parte dall’autoreferenzialità adulta che tende a dedicarsi sempre meno all’infanzia. C’è una trascuratezza radicata che innesta mutamenti profondi nella società.

Le azioni di carattere psicoclinico, medico, legale, educativo e sociale inducono le figure professionali preposte ad affrontare tematiche rilevanti in materia di maltrattamenti agiti nei confronti delle fasce evolutive a muoversi in una direzione di aiuto non sufficiente a contrastare i disagi di sofferenza, di privazioni, di bisogni ma soprattutto di molestie indiscriminate proprie delle cornici di sofferenza fisica ed emotiva.

Nessun territorio è esente dalla problematica: il bacino di utenza familiare ove sono presenti figli minori di età ingloba un dramma che si declina sia in termini numerici in costante ascesa sia in termini di sofferenza continuativa trovando riscontro nella necessità di intervenire in maniera efficace. Una breve nota significativa dunque per andare ad evidenziare un insieme di disturbi psicopatologici che si delineano durante le fasi di sviluppo e che necessitano di essere affrontati  attraverso approcci a metodologia multipla sia in campo diagnostico che psicoterapeutico. Sul versante giuridico la tematica deve essere rivisitata alle luce di uno stato dell’arte che possa accogliere maggiormente ciò che la ricerca e gli studi riconosciuti dalla comunità scientifica mettono costantemente a disposizione di chi si occupa di tutelare l’infanzia. Ampliare gli orizzonti della conoscenza costituisce l’obiettivo generale di una progettazione volta al superamento di modalità occlusive e pertanto frequentemente non riparabili .

DUE IMPORTANTI RICERCHE

 

Studi di settore, ci insegnano molto sulle conseguenze delle molteplici forme di maltrattamento infantile. Il fenomeno rileva come i bambini vittime di violenza, svilupperanno patologie che, a lungo andare, richiederanno un impegno professionale e di spesa per il trattamento di disturbi destinati a durare, in molti casi, per l’intero arco dell’esistenza. Viene di seguito presentata la sintesi di due ricerche.

  • Esperienze Sfavorevoli Infantili ( E.S.I.)

 

Negli anni ‘90 un autore americano, Felitti,1. e il suo staff di ricerca, hanno opportunamente introdotto nell’articolato dibattito sui maltrattamenti all’infanzia la nozione di Esperienze Sfavorevoli Infantili (ESI) per indicare quell’insieme di situazioni vissute durante la crescita che incidono significativamente sui frammentati processi di attaccamento dando vita a Modelli Operativi Interni negativi 2. che andranno ad incidere sulle scelte e sullo stile di vita costruendo profili comportamentali che si discostano dal range attinente ad una armonica e sinergica struttura di personalità. Le E.S.I. comprendono tutte le forme di violenza all’infanzia subite in forma diretta ed in forma indiretta che sono state opportunamente classificate e sintetizzate dall’autore.

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[ 1. Felitti V.J., Anda R.F., Nordernberg D., Williamson D.F., Spitz A.M., Edwards V., Koss M.P., Marks J.S. (2001) Relationship of childhood abuse and household dysfunction to many of the leading causes of death in adults. In: Franey K., Geffner R., Falconer R

2. Modelli operativi interni

Facendo riferimento a John Bowlby i M.O.I. sono rappresentazioni mentali  che   il bambino , costruisce a seguito delle prime esperienze affettive legate, in particolare,  alla disponibilità della madre ad intervenire nelle situazioni di pericolo e disagio. Contengono  una serie di aspettative  su come la propria figura di accudimento primario reagirà in situazioni di stress e disagio fisico ed emotivo, oltre ad una modalità speculare su come ciascuno si aspetta di poter reagire in quelle particolari situazioni. Progressivamente il bambino costruirà un modello mentale in relazione alle esperienze vissute e che vive. Tale modello, che viene interiorizzato, diventerà parte integrante del Sé e del sistema di relazioni. I M.O.I.  andranno così a modellare un insieme di schemi che faranno da filtro per l’elaborazione delle informazioni  provenienti dall’ambiente e costituiranno la guida per le relazioni future.

Così se il bambino esperisce l’inadeguatezza, il rifiuto, relazioni disconfermanti, l’indifferenza da parte dei care giver si percepirà inadeguato sviluppando un senso di Sé, un’autopercezione di soggetto inaffidabile e pertanto non amabile. Svilupperà la vulnerabilità come esito di una inidonea genitorialità subita. Il bambino che, all’inverso, fa esperienza di figure genitoriali adeguate, sensibili, empatiche  ed emotivamente responsive, svilupperà un senso di Sé positivo e resiliente percependo la valorizzazione, l’affetto e l’empatia, vivendosi l’altro da sé che potrà condurlo verso una generale fiducia relazionale.]

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Le E.S.I. dirette riguardano tutto ciò che accade al bambino in termini violenza continuativa ed esse sono (3.):

 

ABUSO SESSUALE si intende il coinvolgimento di un minore in atti sessuali, con o senza contatto fisico, a cui non può liberamente consentire in ragione dell’età e della preminenza dell’abusante, lo sfruttamento sessuale di un bambino o adolescente, prostituzione infantile e pornografia. (cfr.art.609 c.p.)

MALTRATTAMENTO PSICOLOGICO si intende una relazione emotiva caratterizzata da ripetute e continue pressioni psicologiche, ricatti affettivi, indifferenza, rifiuto, denigrazione e svalutazioni che danneggiano o inibiscono lo sviluppo di competenze cognitivo-emotive fondamentali quali l’intelligenza, l’attenzione, la percezione, la memoria.

MALTRATTAMENTO FISICO si intende la presenza di un danno fisico dovuto ad aggressioni fisiche, maltrattamenti, punizioni corporali o gravi attentati all’integrità fisica e alla vita

TRASCURATEZZA si intende la grave e/o persistente omissione di cure nei confronti del bambino o gli insuccessi in alcune importanti aree dell’allevamento che hanno come conseguenza un danno significativo per la salute o per lo sviluppo e/o un ritardo della crescita in assenza di cause organiche

(Da: Linee guida per il riordino e l’orientamento dei servizi dedicati alla tutela dei minori vittime di violenza, Regione Lombardia, 23.12.2004).

Le E.S.I. indirette riguardano tutto ciò che accade nella famiglia del bambino

 

VIOLENZA ASSISTITA si intende il coinvolgimento del minore in atti di violenza compiuti su figure di riferimento affettivamente significative per il bambino cui conseguono danni psicologici pari a quelli derivanti dal maltrattamento direttamente subito.

TOSSICODIPENDENZA (ALCOOLISMO) di uno od entrambi i genitori o comunque di una figura affettivamente significativa

MALATTIE PSICHIATRICHE di uno od entrambi i genitori o comunque di una figura affettivamente significativa

GRAVI MALATTIE FISICHE INVALIDANTI di uno od entrambi i genitori – fratria

TRACOLLI FINANZIARI Cambiamento significativo in una fase del ciclo di vita della famiglia

 

  • Adverse chilhood experience

 

Recentemente si è svolta una ricerca ad ampio raggio dove si evidenzia l’escalation e i possibili esiti della sofferenza correlata alle esperienze sfavorevoli infantili secondo la classificazione di Felitti. L’indagine riguarda l’insieme di prospettive del ciclo di vita nei soggetti vittime di Adverse Childhood Exsperiences (A.C.E. o E.S.I.). La ricerca prende in esame le prospettive di carente qualità della vita dal concepimento alla morte, sintetizzandole attraverso un escalation di eventi che incideranno progressivamente, durante l’ intero ciclo dell’esistenza, sulle condizioni di salute psicofisica. Lo schema di sintesi si configura attraverso una piramide: alla base abbiamo le “Adverse Childhood Experiences” vissute durante l’infanzia. Salendo la scala di un “gap” viene introdotta la prima tipologia di  disagio: il danno conseguente a livello sociale, emozionale e cognitivo. Segue l’assunzione di comportamenti a rischio per la salute fisica ed emozionale. Al penultimo gap della piramide vengono inserite la malattia, la disabilità e i problemi sociali di maggiore gravità. In progressione, l’apice della piramide evidenzia  la possibilità di morte precoce per l’entità della sofferenza nell’arco della vita. ( 4.)

La violenza subita durante l’infanzia si ripercuote nell’arco dell’intero ciclo dell’estenza umana.

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3. Alcune definizioni riportate ad ogni E.S.I. sono riprese dalle “linee guida per il riordino e l’orientamento dei servizi dedicati alla tutela dei minori vittima di violenza.” Regione Lombardia (23/12/2004).

4. Center for desease controll and prevenction & Kaiser permanente’s health appraisal clinic- San Diego

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BIBLIOGRAFIA

 

  • Andolfi M., Angelo C., De Nichilo M. [a cura di] (1996). Sentimenti e sistemi. Milano Raffaello Cortina Editore

 

  • Berbetti B. (2008). Oltre il maltrattamento. La resilienza come capacità di superare il trauma. Milano – Franco Angeli

 

  • Bowlby J. (1989). Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento. Milano – Raffaello Cortina Editore

 

  • Bronfenbrenner U. (1986) Ecologia dello sviluppo umano. Bologna – Società Editrice Il Mulino

 

  • Ferenczi S. (1933). Confusione di lingue tra gli adulti ed il bambino. – Opere, vol. IV, Milano Raffaello Cortina Editore

 

  • Foti C. (2005). L’ascolto nell’abuso e l’abuso nell’ascolto – Abuso sessuale sui minori: contesto clinico, giudiziario e sociale – Milano Franco Angeli Editore

 

  • Malacrea M., Lorenzini S. (2002). Bambini abusati – Linee guida nel dibattito internazionale Raffaello Cortina Editore

 

  • Malacrea M. (1998) – Trauma e riparazione Milano Raffaello Cortina Editore

 

  • Simonetta E., [a cura di] (2010). Esperienze traumatiche di vita in età evolutiva – EMDR  come terapia – Milano Franco Angeli Editore

 

SITOGRAFIA

 

Circa l'Autore

Movimento Infanzia