genitore1Di Vittoria Camboni

Mentre tutto il mondo assiste alle violazioni dei diritti umani a danno delle persone omosessuali, c’è chi pensa che la loro difesa passi anche attraverso l’eliminazione semantica della specificità sessuale del genitore. Io devo dire che gli argomenti mi sembrano assolutamente non sovrapponibili e, lasciatemi il libero pensiero almeno, anche astutamente costruiti per confondere le persone. Ci sono diversi punti che vorrei toccare, sull’argomento. Il primo è la faccenda genitore 1 e genitore 2. Il secondo è relativo a questo spot, il terzo a questa notizia.

  • Riguardo a genitore 1 e 2:

sappiano tutti coloro che propongono e appoggiano tale modifica che il termine genitORE  a me piace davvero per niente perché io, al massimo, direi genitRICE,  nel mio caso. E se qualcuna/o  si sente offesa/o  si autoproclami anche genitore, ma io sono madre e non è che devo annullarmi per rispettare chiunque. Pertanto, la proposta di genitORE mi discrimina. E se passasse questa legge del genitore 1 e 2, diventerò perseguitata per motivi di opinione quando continuerò a definirmi madre anche in tutti i moduli scolastici e quando questo dovesse essere opinato dal primo metti timbri di turno ( poi, l’identificativo col numero -genitore -1/2- mi evoca pensieri abbastanza orripilanti).

Diamine, ho messo il doppio cognome a mio figlio, inimicandomi un sacco di gente, per niente! Bel terreno comodo sarebbe stato, per me, omologarmi e accettare la prassi della trasmissione del cognome solo per via paterna! Per cosa ho difeso  l’ idea che le donne non dovessero faticare per comparire anche nel nome, per sentirmi chiamare genitORE?

Non vi sto a raccontare quanti moduli nella mia vita ho corretto aggiungendo la zampetta della A nei prestampati degli uffici. Pertanto, io sono e sarò, anche nell’appellativo sociale che sceglierò di adottare indipendentemente dagli usi in vigore e dalle leggi, una madre, cioè un genitore specifico: quella che ha costruito un rapporto ormonale e sentimentale con il figlio già da prima della nascita; quella che gli ha dettato il ritmo della vita già nella pancia, che gli faceva ascoltare cuore-respiro-voce e che ha creato una memoria implicita nell’essere che è poi uscito da lei. Sono quella che non gli potrà mai dire come ci si sente –precisamente- a depilarsi il viso con una lametta ogni pochi giorni (presumo una bella rottura), quella che non potrà mai capire come ci si sente ad abbandonare per sempre la voce infantile per cambiarla definitivamente in una nuova che l’accompagnerà fino alla fine. Questi sono esempi banalissimi del mio quotidiano.

Se ci sono situazioni diverse, per mancanza dei genitori, per la loro inadeguatezza, per la LEGITTIMA SCELTA di un bambino  di DECIDERE  da chi essere seguito, sono certa che il mio essere comunque madre non potrà rompere le scatole a nessuno che abbia la mia stessa educazione al rispetto.  E una qualunque coppia di genitori  affidatari o adottivi che cresca un bambino potrà sempre continuare a  firmare al posto di padre e madre, perché è ( spesso fortunatamente) al posto dei genitori biologici che essi  si trovano.  Non è una questione di serie A e B, ma solo di riconoscere che le realtà sono diverse, che le persone come me sono parti della diversità e rifiutano l’omologazione psicotica, e che anche gli affidamenti dei bambini dovrebbero fare riferimento a studi seri e prese di posizioni ragionate, non ideologizzate.  Vi consiglio di leggere, ad esempio, questi articoli: qui e qui.

  • Il video bambino con vibratore.

Per quanto mi diverta l’idea della trasgressione e della leggerezza, mi chiedo: ma perché accostare un bambino ad un oggetto sessuale? Qual è il messaggio pubblicitario che mi si vuole fare arrivare? Una semplice risata? Vi invito a riflettere su queste parole:

“[..] Naturalmente la tentazione di parlare di linguaggio dell’inconscio sarà più forte quando la densità figurale è la massima possibile.” (F. ORLANDO, Per una teoria freudiana della letteratura, pag 66, Torino, Einaudi, 1997).

Io ci rifletto da anni, sul significato della figuralità. Ditemi un po’ se si può far cadere senza alcun senso critico una figurazione che accosta un bambino e un vibratore in un contesto di divertimento. Ditemi se l’ilarità che suscita l’accostamento non possa essere essa stessa il sintomo della repressione sessuale che tanto si vuol attaccare, dacchè se non ci fosse nulla da reprimere nei fruendi divertiti di questo video esso risulterebbe indifferente, altro che divertente, e ne svelerebbe la reale natura di non senso. Se un senso ce l’ha – e ce l’ha, perché mettere in piedi una pubblicità di quel tipo costa una fottuta barca di soldi ed è fatta sempre con uno scopo comunicativo – esso è tanto inquietante quanto figurato e preparato.

Dunque, se non siamo tra i fruendi divertiti ma tra gli indifferenti, come me, davvero pensiamo che tanti soldi siano stati buttati in un prodotto media, costruito da una realtà commerciale che comunica con un pubblico di consumatori o perlomeno di interlocutori, per creare un non-sense indifferente?

La pedofilia non è una fantasia ma una realtà fatta di organizzazioni sommerse che coinvolgono migliaia di bambini. E’ una realtà, un dato di fatto. Non faccio giocare un neonato inconsapevole con un’arma, perché non c’è niente da ridere considerando che c’è la realtà di bambini soldato. Aprite un rapporto di Amnesty International sui bambini soldato. Non sono cose da ridere, e sono certa che comunque nessuno investirebbe soldi per quell’accostamento perché anche l’ignorante non troverebbe nulla da ridere in una pubblicità in cui un bambino gioca con un machete. Io ho assistito alle testimonianze dei profughi della tragedia del Rwanda.  Sono testimone indiretto e reputo che  barzellette su queste cose siano proprio una cosa da umanità ferocemente oscurata. Ma anche molto più banalmente, una pubblicità come quella del bambino con machete sarebbe un flop commerciale, perchè essa non troverebbe corde con cui entrare in risonanza.

  • La divulgazione di favole per l’accoglimento delle famiglie omo.

 Ho già espresso sopra la mia posizione riguardo l’educazione al rispetto, che o c’è o non c’è e inventarsela per categorie mi sembra una bella ipocrisia. Ma comunque voglio essere chiara: so bene che in questo momento vi sono emergenze culturali relative alla tolleranza delle persone omosessuali. E allora è bene che anche a scuola si affronti la sensibilizzazione verso questi temi, dato che già diversi bambini  considerati diversi hanno fatto atroci spese del bullismo.  E fin qui benissimo. Ma se la notizia è la diffusione di una favola in cui due pinguini maschi allevano un uovo, io dico: di che parliamo? E vabbè. Da sempre tra i pinguini sono i maschi che covano l’uovo. Si, ma da dove è arrivato l’uovo? Dallo spirito santo? E’ sceso sulla terra come Superman? E’ stato trovato sotto un cavolo? L’ha portato la Befana in risposta al desiderio? Che gli si dirà o meglio che  NON si dirà a questi bambini fruitori della favola dei pinguini omosessuali? Ma poi, che c’entra la famiglia alternativa con l’esclusione dell’altro sesso dalla storia delle genesi di un essere?

Insomma, siamo passati dalla necessità di proteggere i bambin* dal bullismo, all’esclusione della verità nella loro educazione. In che mondo mi trovo?

(Ma comunque io continuo ad essere fuori dal coro e penso che se fossi una ragazzina che si riconosce non etero, o anche semplicemente diversa dagli standard, allora non vorrei proprio tutte queste attenzioni, vorrei semplicemente la normalità di cui godono gli altri perché di persone uguali non ne esistono. E in tutto questo penserei che il mio non volere tante attenzioni sarebbe il vero indice della mia stranezza. Ma si, in fondo ci farei anche l’abitudine alle attenzioni indesiderate.)

Dunque stiamo spostando gravemente l’attenzione dal rispetto per i diritti di persone che subiscono una feroce persecuzione  per motivi di opinione e di libertà sessuale ad una costruzione ideologica tendente a strumentalizzare questa bruttura. La mia impressione è che  sia in atto  – subdolamente –  una bella e propria propaganda ideologica.

Direi che un bel ripasso a Chomsky ci vuole proprio.

chomsky

 

 

 

 

 

 

 

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Movimento Infanzia

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