orsetto

 

Di Vittoria Camboni

05 Ottobre 2013

Ho avuto, questa notte, l’infelice ma doveroso regalo di leggere –finalmente- la famosa pdl 1403 http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0010590.pdf

Come tutte le pdl, tutti i decreti, tutte le belle cosette fondate sui giochi di parole che avvengono nei piani alti delle decisioni politiche e che si trasformano nel pane di tutti, il rischio, per un occhio non attento, è l’ubriacatura del pensiero. I politici, a sentirli così, senza seguirli, senza pregressi, senza memoria storica, parlano talmente bene che sembrano inopinabili. Ora, nel proseguire questo articolo, vi chiedo lo sforzo di seguirmi in qualche volo pindarico, una visione dall’alto di una situazione della quale potrebbe legittimamente non importarvi nulla se non foste esseri senzienti, ma che sono certa vi interesserà abbastanza dal permettervi di farvi un’idea un po’ più nitida della protezione che noi, Italia 2013, destiniamo ancora ai più deboli, con i nostri figli a capofila delle vittime. Questa mattina ho letto il seguente commento di un utente fb:

“La maternità non è una malattia”…

Voglio partire da qui e scusate se faccio un esempio un pò creativo ma ho bisogno di trarre forza dalla metafora che mi ispira questo concetto. La maternità non è una malattia: anche respirare non è una malattia.

Supponiamo che uscisse una tassa sull’aria respirata in totale in un nucleo familiare. La conseguenza sarebbe che le famiglie povere e numerose, dunque individui poveri, subirebbero una costrizione fisica, frustrante, dolorosa e dannosa a breve, medio e rischio di lungo termine per il fatto di dover razionalizzare l’aria (provate a  respirare un po’ meno aria solo per qualche minuto). Una donna incinta è come una famiglia: due individui che convivono e devono necessariamente tenersi conto reciprocamente. Non è una scelta: è un fatto ontologico alla condizione di gravidanza. Mettere la donna incinta nelle condizioni di razionalizzare le risorse, vuol dire portarla ad una costrizione fisica non solo dolorosa, ma rischiosa per l’evoluzione di entrambi gli individui. Non entro in una sfilza di esempi tratti dal quotidiano di una donna incinta. Cos’è razionalizzare le risorse per le donne? Le dimissioni in bianco, per esempio. Il fatto che se si è madri non tutti i datori di lavoro valutano le assunzioni in modo adeguato, specie se sono sole, specissimamente se sono neomadri. E adeguato vuol dire tenere conto che una donna madre probabilmente si assenterà più spesso e che questo per tutta la società potrebbe essere (potrebbe) un valore aggiunto perché vuol dire consentire a quella donna anche di allattare e favorire la fondamentale cultura dell’empatia, della creazione di valore sulle competenze globali di un individuo e non sui compartimenti stagni. Infatti sarebbe stupendo se le leggi consentissero pari permessi parentali anche ai padri, ma così non è, perché il concetto di cura parentale paterna non fa riferimento alla gravidanza ed alla primissima fase di vita dei figli. Ma…che dico? Che c’entra l’empatia con la resa produttiva e con la competitività dei mercati e con il PIL? Se non c’entra allora smettetela, voi che fate simili proposte di legge, di piazzare solo le donne nei posti per educatori degli asili nido, fatevi impiantare un utero, voi uomini che sparlate di donne che campano d’utero, e squarciatevi per far sopravvivere la nostra specie e per avere la più grande soddisfazione della vostra vita, evitate di mangiare, respirare e dormire perché tutte queste cose sono inutili perdite di tempo sottratte alla produzione. Non so se è chiaro. Non so se è abbastanza terra terra. Non so se è abbastanza concreto. Non so se vi rendo l’idea che una madre non è una badante non stipendiata, così come volete trattarla finchè i pargoli gioiellini non sono abbastanza svezzati per poterli esibire (svezzati secondo voi, esibire secondo voi: non certo tenete conto delle loro vere esigenze). E poi dite che se la sono cercata loro, le madri, perché il fatto di non avere prodotto abbastanza fuori casa è una penalizzazione, e molte donne che pensano di essere veramente libere perché si dedicano solamente alla carriera, o meglio al vostro modo di “concepire” la produttività,   ci cascano e vi seguono, vi difendono al posto vostro addirittura! Ma dove siete, esseri celati che ramificate nella latenza e mandate capri espiatori a rapire i figli! Usate, sfruttate fino al midollo, mortificate, poi le chiamate indistintamente pazze perché reagiscono, perché non reggono, perché se passate sopra ad una persona con la macchina non potete darle gli psicofarmaci quando si lamenta dal dolore. Siate consapevoli di quanto la nascita dei piccoli  che voi dite di amare e di difendere nel diritto principe alla bigenitorialità passi sul corpo, sulle privazioni, sulle scelte anche inconsapevoli di molte donne, una quantità inimmaginabile di nomi sommersi, ricattati dal non dover apparire troppo altrimenti sarebbero istrioniche, esibizioniste in contesti di quartiere o di paese in cui non certo si va a spelacchiare nell’indagine specifica ma in cui le consuetudini e i pregiudizi continuano ad alimentare il tessuto connettivo. Madri che se poi sono abbastanza razionali da denunciare create (voi che proponete simili proposte di legge) la farsa delle false accuse, dello stalking giudiziario: tutti giochi delle tre carte per confondere le idee a chi – i politici, la magistratura, la parte inquirente, gli organi ausiliari- vive la crisi di risorse che viviamo tutti, estenuati dalle vaporizzazioni continue alla ricerca dell’oggetto: i fatti, cosa realmente accade. Dove cosa realmente accade, ovvero il “fatto” importante nel definire la misura di una legge che garantisca il diritto dei bambini alla bigenitorialità, è semplice: VERIFICARE qual è il care giver principale, la figura di principale accudimento, quella che ha DIMOSTRATO di sopperire sempre a TUTTE le esigenze dei figli, con o senza aiuto, con o senza complementarietà,  anche proprio malgrado. E se si vuol fare questa verifica si scopre che non sono più le donne a privare i figli dei padri ma che questi padri sono assenti per loro scelta o compaiono magicamente dopo i primi anni, quelli più assorbenti nell’accudimento dei piccoli, quando le madri lamentano ufficialmente la scarsezza delle loro risorse; oppure, che questi padri confondono la richiesta di una funzione complementare con la privazione totale della madre, o sua sostituzione (che è uguale). Insomma, una marea di gente che non capisce il proprio posto. E voi donne, finitela di prendervela tra voi: i padri non sono dei poveretti indifesi e se lo sono è evidente che non hanno adeguate capacità genitoriali, per cui dovete chiedere, semmai, di essere aiutate a far maturare i padri nell’esservi complementari. Non distraete i vostri obiettivi, che Quelli della vostra distrazione approfittano per costruire nuovi strumenti per ubriacare le menti.

Senzanome
Tappe della giustizia umana, che pur si basa su bellissimi articoli, ostruite, ostacolate per consentire una falsa e ipocrita bigenitorialità in cui il debole, il bambino/a, paga amarissime conseguenze e con lui tutta l’umanità futura, destinata alla morte per vostra sentenza.
A commento della pdl 1403 non posso che aggiungere tutto quello che è già stato scritto in risposta del fu disegno di legge 957 e cloni a seguire, e vi rimando a questo http://www.movimentoinfanzia.it/il-ddl-9572008/.

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Movimento Infanzia