Di  Andrea Coffari – presidente del Movimento per l’Infanzia

 

E’ un tema questo delicato e controverso, sul quale molti paesi europei si stanno confrontando. Tuttavia le diverse e contrapposte posizioni si sviluppano su categorie fra loro spesso non coerenti che rischiano di confondere i termini del dibattito e di creare  “un caos riflessivo” e attivare le solite guerre di religione o di principio che nulla hanno a che vedere con l’interesse dei bambini. Ecco che si levano voci deliranti che accostano l’omosessualità al rischio di pedofilia, dall’altra parte si levano condivisibili risposte indignate e sprezzanti. Chi invece sostiene il matrimonio gay si fa forte dell’ipotesi della discriminazione, della lesione del diritto all’uguaglianza, in un post di Roberto Saviano sul suo profilo fb ho letto che i gay hanno diritto, come chiunque, alla felicità, e di conseguenza al diritto di allevare dei figli.

Condivido e apprezzo Saviano per le sue straordinarie battaglie contro la malavita organizzata, ma sono molto critico sulle sue posizioni riguardo ai diritti dei bambini.

Cerchiamo di fare chiarezza e soprattutto di ragionare con rigore e tenendo ben presenti quelle conquiste laiche che riconoscono al cittadino i “diritti inviolabili della persona“, non è il senso religioso o le rivendicazioni appassionate di categorie sociali o gruppi di persone che devono guidare il Legislatore, ma il faro che deve illuminarci è innanzitutto la Costituzione e lo spirito evolutivo contenuto nelle sue norme.

Sgombriamo il campo dalle fesserie che accosterebbero l’omosessualità alla devianza sessuale, alla malattia, alla perversione, chi ragiona in questo modo è fondamentalmente razzista e merita le più aspre critiche, per la nostra Costituzione e per la nostra coscienza non esistono gli omosessuali, gli eterosessuali, gli zingari, i borghesi, le donne, gli uomini, esiste il concetto di persona che è, laicamente, un principio sacro e la dignità e la libertà di espressione, affettiva, psicologica, culturale di ogni persona è il fondamento della nostra civiltà e presupposto democratico che assicura la pace dei popoli e fra i popoli.

La libera espressione sessuale quindi rappresenta un diritto inviolabile della persona  e chi ne mortifica, vilipende o impedisce l’esercizio si pone fuori da contesto democratico e andrebbe educato anche attraverso la criminalizzazione dei suoi comportamenti.

Va a questo punto posta un’altra importante distinzione fra il concetto di libertà e quello di licenza. Non è raro leggere autori o opinionisti improvvisati che confondono i due concetti trattandoli quali sinonimi di un medesimo principio. La licenza è una forma di liberta specificativa, per intendersi la licenza è  libertà di…, la libertà di denudarsi in una piazza pubblica, ed esempio, la libertà di uccidere le persone e paradossalmente la libertà di togliere la libertà al nostro prossimo.

Il concetto di libertà, inteso non come banale “licenza di…”, ma quale libera espressione della personalità dell’uomo è un principio di alto valore sociale ed etico che ha fondamento nelle costituzioni e che trova un limite invalicabile proprio nell’esistenza della libertà altrui; il contemperamento e il discernimento del peso specifico delle libertà contrapposte quindi è il caposaldo della nostra pacifica convivenza.

La libertà di espressione e di critica, ad esempio, trova un suo insormontabile limite nel rispetto del principio della verità e della dignità delle persone, se si violano questi diritti si commette il reato di diffamazione.

Date queste elementari ma irrinunciabili premesse torniamo al diritto delle coppie omosessuali.

Le coppie omosessuali, in quanto coppie di persone adulte e fra loro consenzienti, dovrebbero poter godere, in condizioni di parità, di tutti i diritti di cui godono le coppie eterosessuali, gli istituti della reversibilità della pensione piuttosto che le garanzie legate allo stato civile o agli sgravi fiscali e ogni altra forma di tutela della famiglia. Le coppie omosessuali sono formate da persone con la medesima dignità e uguali bisogni di quelle formate da coppie eterosessuali, allo Stato e alla nostra coscienza di cittadini nulla deve interessare degli orientamenti sessuali; l’unico vincolo sarà quello della formalizzazione, come avviene per le coppie eterosessuali, dell’impegno reciproco ad una solidarietà familiare potenzialmente destinata a durare nel tempo.

Nel momento in cui si introduce però il tema dell’adozione entrano in campo i diritti dei bambini e questo particolare sembra sfuggire alla maggioranza degli opinionisti; è vero, viviamo in una società adultocentrica, i bambini sono ancora considerati oggetti, strumento della felicità degli adulti, ma questo modo di ragionare è criminale, perchè l’adultocentrismo è intrinsecamente criminale.

Cerchiamo quindi di ragionare facendo entrare a pieno titolo la soggettività giuridica dei bambini fra gli elementi discriminanti che devono poterci guidare e orientare nel formarci un’opinione corretta.

Da una parte abbiamo quindi l’esigenza di coppie omosessuali, come testualmente scrive Roberto Saviano, alla felicità, dall’altra i diritti dei bambini: vediamo di analizzare entrambi gli aspetti al fine di dare uno peso specifico alle esigenze delle due categorie (coppia omosessuale – bambini).

Intanto evitiamo di parlare o straparlare di “diritto alla felicità” perchè sappiamo bene che ci sono migliaia di mamme e padri depressi e infelici e di persone single omosessuali o eterosessuali assolutamente felici, il senso della felicità è un complesso e personalissimo percorso individuale che prescinde dal possesso, pure se questo possesso è l’oggetto-bambino.

Il diritto delle coppie omosessuali è semplicemente quello di sentirsi genitori, di poter vivere l’avventura di crescere un bambino, di assumersi la responsabilità dell’educazione un bambino e di poter godere della compagnia e della vitalità di un bambino. E’ un esigenza importante e degna di attenzione, ma il diritto del bambino qual è?

I bambini si sa, non hanno diritti, ancora oggi soffrono di una discriminazione pervasiva e sistematica, ma, almeno gli esponenti del Movimento per l’Infanzia devono essere in grado di mettere in luce e dare il giusto valore alle esigenze dell’infanzia.

I bambini nascono necessariamente dall’incontro sessuale di una donna con un uomo e le implicazioni biologiche, filosofiche, esitenziali, psicologiche e neurofisiologiche di questo processo naturale sono enormi. L’incontro dell’archetipo femminile con quello maschile, del principio dello Ying e dello Yang, genera la vita e la vita stessa è sintesi e figlia di questa unione. Non c’entrano nulla Dio, la Chiesa Cattolica, i marziani i linotipisti e i Testimoni di Geova, c’entrano solo i diritti dei bambini. La natura quindi pone nei suoi codici genetici e generativi la parte femminile che diventa madre e quella maschile che diventa padre.

Il bambino-figlio comunica biologicamente con la madre fin dal concepimento, ne è parte integrante, ne riconosce la voce, ne percepisce gli umori e ne condivide il corpo e una volta venuto alla luce i suoi processi di sviluppo affettivo, neurofisiologico, psicologico e fisico necessitano della figura femminile della “madre” che è un archetipo insostituibile e che fa parte dell’identità profonda dell’essere umano.

Lo stesso discorso vale per la figura paterna, diversa ma complementare e insostituibile per il figlio-bambino, il timbro della voce, la postura, ma anche il diverso modo di dialogare, di educare, di insegnare e perfino di giocare del padre, attivano processii di sviluppo della personalità e di riconoscimento della propria identità che sono forse fra i diritti più profondi e irrinunciabili di un individuo.

Mettere quindi sullo stesso piano il comprensibile desiderio di una coppia omosessuale di adottare un bambino con il diritto fondamentalie e inviolabile della persona-bambino che è quello di poter continuare il suo processo generativo e vitale costruendo il proprio sviluppo personale avvalendosi della figura materna, l’archetipo fenminile, e della figura paterna, l’archetipo maschile, è un orrore adultocentrico di un egoismo abissale.

A nulla vale obiettare che i bambini delle fogne di Bucarest vivrebbero meglio in una casa calda e accogliente di una coppia omosessuale, non solo perchè le richieste di adozione nazionale e internazionale di coppie eterosessuali superano di gran lunga il numero dei bambini adottabili, ma soprattutto perchè un ragionamento del genere rappresenta, in verità, uno sciocco artificio retorico.

Sarebbe come discutere se i lavoratori dipendenti abbiano o meno il diritto ad un salario dignitoso, alle ferie pagate e all’assicurazione sanitaria, adducendo il fatto che è meglio un salario da fame e un lavoro da schiavi che la disoccupazione; la questione attiene ai grandi principi etici che hanno a che fare con la dignità e i diritti dell’individuo.

Che ci sia la disoccupazione o ci siano bambini che vivono di stenti è dovuto alla profonda ingiustizia sociale che impera nel mondo e che va combattuta  (cosi’ come ad esempio il Movimento per l’Infanzia fa da molti anni a favore dei bambini), ma l’impegno contro la fame o la disoccupazione non può essere portata avanti cedendo pezzi di dignità della persona, rinunciando all’etica dei diritti delle persone, sarebbe un gioco al massacro oltre che una scemenza.

Un’ultima considerazione: gli uomini di sinistra, come ad esempio Ingroia e Renzi che si sono espressi a favore della possibilità delle coppie gay di adottare bambini, senza accorgersene hanno espresso un’opinione razzista.

Se infatti vogliamo identificare la sinistra con quell’orientamento politico che cercando di aiutare i più deboli, ha sempre accusato di razzismo o fascismo coloro che non tutelavano o non riconoscevano dignità alle categorie sociali discriminate, posto che fra una coppia di adulti omosessuali che desiderano la “felicità” e i figli-bambini-adottabili, la categoria sociale debole sono di gran lunga i bambini, ne consegue che chi intende promuovere i diritti rinunciabili dei forti sacrificando diritti inviolabili dei deboli assume una posizione razzista e che discrimina il popolo dei bambini.

Girolamo Andrea Coffari – presidente del Movimento per l’Infanzia

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