SE NON E’ ZUPPA E’ PAN BAGNATO

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SE NON È ZUPPA È PAN BAGNATO

La ardite acrobazie linguistiche di un gruppo di psicologi

INTRODUZIONE

Sul numero di maggio-giugno della rivista Psicologia contemporanea è stato pubblicato un articolo dal titolo “Alienazione parentale – Il rifiuto di un genitore1.

Ancora la psicologia fa ricorso a concetti già condannati come pseudo-scienza a livello internazionale e in Italia dichiarati non scientifici dalle massime autorità istituzionali, dal Ministero della salute2 alla Suprema Corte di Cassazione3, oltre a numerosi ordini professionali e società scientifiche4.

Si registra di recente anche un decreto del Tribunale di Milano che ha rigettato la richiesta di una CTU basata sulla PAS, perché non scientifica5.

Adesso arriva la rivista Psicologia contemporanea a dirci che non più di PAS si deve parlare ma di semplice alienazione parentale, come se le due cose fossero differenti; le due cose indicano la medesima entità che non scientifica era e non scientifica rimane. Ma, nel mondo della ricerca scientifica si possono così disinvoltamente cambiare le etichette pensando così di dire cose più sensate delle precedenti?

SCOPO DEL LAVORO

Il presente lavoro si propone di analizzare l’articolo sull’alienazione parentale, citato nell’introduzione (nota 1) evidenziandone i punti che ripropongono la vecchia disinformazione legata alla PAS.

MATERIALI E METODI

Dell’articolo in questione vengono esaminate alcune affermazioni che rappresentano autentica disinformazione quando non vera e propria frode scientifica. Nell’analisi dell’articolo vengono riportate in carattere corsivo tali affermazioni seguite dalla confutazione. È un lavoro pedante ma necessario, perché la disinformazione si può contrastare solo con la corretta informazione e deve essere contrastata punto per punto.

ANALISI DELL’ARTICOLO

1) Pag. 13: Lo psichiatra statunitense Richard Alan Gardner è il pioniere nello studio di questa condizione psicologica …

Prima disinformazione: il Dr Richard Alan Gardner non era specialista in psichiatria6.

Seconda disinformazione: Il concetto di PAS è stato importato in Italia nel 1997 con la pubblicazione in un libro7 della traduzione in italiano dell’articolo principale di Gardner sulla PAS, risalente al 19858; questo articolo di Gardner venne pubblicato dalla rivista Academy Forum, pubblicazione dell’Accademia Americana di Psicanalisi e Psichiatria Dinamica (American Academy of Psychoanalysis and Dynamic Psychiatry). Come si può ben leggere sulla copertina, in questa Rivista vengono pubblicate le opinioni dell’autore e non gli articoli scientifici, come risulta dall’immagine seguente e dal sito della rivista9.

La rivista dell’Accademia Americana di Psicanalisi che pubblica gli articoli scientifici si chiama Psychodynamic Psychiatry10.

Già dalla sua nascita, quindi, il concetto di PAS è stato inquadrato dalla comunità scientifica come opinione personale del Dr Gardner priva di fondamento scientifico. Sin dalla sua origine il concetto di PAS è stato bollato come pseudo-scienza o addirittura scienza-spazzatura da illustri psichiatri e giuristi statunitensi (Paul Fink11, già presidente della Società americana di psichiatria, Carol Bruch12 giurista all’università Davis della California, Joan Meier13 giurista alla George Washington University, Robert Emery14 docente di psicologia all’università della Virginia, ecc).

Né chi ha tradotto in italiano e pubblicato l’articolo di Gardner poteva ignorare che si trattava solo dell’opinione personale del Dr Gardner e non di un articolo scientifico, visto che questo avvertimento compare proprio sul frontespizio della rivista americana Academy Forum, come si è ben potuto leggere.

Tutta la vicenda della PAS è viziata da questa malafede sin dal suo inizio; per cui la “querelle” di cui si parla nell’articolo, è solo nella testa dei sostenitori della PAS. La comunità scientifica ha chiarito da tempo che la PAS non ha alcun fondamento scientifico e quindi non c’è altro su cui discutere.

2) Pag. 14: Nell’articolo viene citato il comunicato SINPIA15; ebbene questo strano comunicato stampa, presente sul sito internet della SINPIA, non ha alcuna intestazione che lo riconduca alla SINPIA, pur nominata nel primo rigo, non ha la firma di un responsabile, è un comunicato anonimo. Fatto stranissimo nella comunicazione scientifica.

3) Pag. 14: … colpisce come la Suprema Corte abbia espresso il proprio parere senza fare riferimento ai principi enunciati nella sentenza Cozzini (Cass. Pen. 17/09/2010, n° 43786) la quale ha stabilito i criteri di scientificità di una teoria, tra cui la «generale accettazione» della teoria stessa da parte della comunità di esperti.

Non corrisponde al vero ciò che si afferma circa la sentenza della Suprema Corte di Cassazione 17/09/2010 n° 43786 (cosiddetta sentenza Cozzini) e cioè che criterio di scientificità di una teoria sia la “generale accettazione della stessa da parte della comunità di esperti”. Nella sentenza Cozzini difatti, a pag. 36, si legge quanto segue: si tratta “di comprendere … se gli enunciati che vengono proposti trovano comune accettazione nella comunità scientifica16, come si può leggere nell’immagine alla pagina seguente tratta dalla pag. 36 del testo della sentenza Cozzini.

Comunità scientifica, scrive la Suprema Corte, e non comunità di esperti; e la differenza non è solo nominale ma sostanziale. Perché se la comunità scientifica è facilmente individuabile nei ricercatori che svolgono ricerca scientifica a livello internazionale e presentano i risultati delle loro ricerche nei trattati scientifici e nelle classificazioni ufficiali, non è affatto individuabile la cosiddetta comunità di esperti.

Mi si perdoni l’impudenza, ma chi li nomina gli esperti in questo campo? Alcuni psicologi si autoproclamano esperti dell’alienazione parentale e sulla base di questa autorefenzialità hanno la pretesa di imporre un concetto non scientifico?

La logica si è presa un bel periodo di vacanza, a quanto pare.

4) Pag. 14: … si sottolinea come esista una vasta letteratura nazionale e internazionale che conferma la scientificità del fenomeno della Parental Alienation …

Non corrisponde al vero, ancora, che “esista” questa “vasta letteratura”, anzi è esattamente il contrario; esiste vasta letteratura, soprattutto internazionale17, che certifica la non scientificità del concetto di alienazione parentale, tanto che lo stesso non ha mai trovato posto nelle due principali classificazioni delle malattie, l’ICD e il DSM.

Nel 2009 tre autori spagnoli, Antonio Escudero, psichiatra, Lola Aguilar Redo, pediatra, e Julia de la Cruz Leiva, chirurga, tutti di Madrid, hanno pubblicato un lavoro sulla PAS18; hanno svolto un’approfondita ricerca nelle principali banche dati scientifiche su articoli che riguardavano la PAS o l’alienazione parentale. Le banche dati sono le biblioteche scientifiche che indicizzano tutti i lavori scientifici pubblicati dalle riviste scientifiche in tutto il mondo; ecco i loro risultati.

Come si può leggere, sono stati trovati zero lavori nella banca dati del British Medical Journal e zero lavori nella Cochrane Library, che sono le più importanti. Poi 32 lavori in EMBASE, 10 in MEDLINE, 42 in PROQUEST, 10 in PubMed, e uno in SciElo. Il totale fa 95; 95 lavori, non si sa quanti a favore, per così dire, gli autori non ce lo dicono, per una presunta malattia scoperta, diciamo così, nel 1985.

Sarebbe questa la vasta letteratura? In circa 20 anni, la ricerca è del 2007, solo 95 lavori scientifici? Ma scherziamo? Per le malattie vere 95 lavori vengono prodotti a livello internazionale in un solo anno, perlomeno. Nel mondo scientifico certe affermazioni devono essere documentate e non buttate lì a caso.

5) Pag. 14: Sempre a maggio dello stesso anno è stato pubblicato il nuovo DSM-5 in cui manca effettivamente la PAS, che sostanzialmente risulta “distribuita” all’interno del gruppo dei Problemi relazionali di cui fanno parte il Child Abuse e il Child Neglect …

Non corrisponde al vero questa distribuzione della PAS all’interno dei Problemi relazionali perché così non è. Il paragrafo dei problemi relazionali si trova a pag. 831 del DSM-5, nel capitolo denominato “Altre condizioni che possono essere oggetto di attenzione clinica”; nell’introduzione al capitolo è scritto chiaramente che “Le condizioni e i problemi elencati in questo capitolo non sono disturbi mentali”, come si può leggere nell’immagine seguente, tratta dalla pag. 831 del DSM-5, edizione italiana19.

I Problemi relazionali20 sono condizioni che possono influenzare la diagnosi o il decorso di un disturbo mentale, già descritto nelle pagine precedenti del manuale; ma, appunto, queste condizioni possono essere segnalate solo se è stata già formulata una diagnosi clinica di disturbo mentale, non possono essere segnalate in assenza di una diagnosi clinica di un disturbo mentale. Questa proposta non ha senso.

Ragionare nei termini proposti dagli autori dell’articolo pubblicato sulla rivista Psicologia contemporanea significa non avere la più pallida idea di come si giunge a formulare una diagnosi psichiatrica, di come è strutturato il DSM, di quale sia il percorso logico-clinico che dai sintomi porta alla diagnosi.

Il Child Abuse e il Child Neglect sono condizioni descritte nei paragrafi successivi del medesimo capitolo e non nel paragrafo dei Problemi relazionali; pertanto, se i testi scientifici debbono essere letti per come sono scritti, nulla esse hanno a che vedere con i Problemi relazionali, sono condizioni che non vanno confuse con i Problemi relazionali, cosa che invece viene fatta nell’articolo citato. Il minestrone pseudo-scientifico che fa questo articolo non è di certo un contributo alla chiarezza; i testi scientifici non sono testi ermetici che abbisognino di interpretazione autentica da parte dell’autoproclamatasi comunità di esperti nell’interpretazione degli stessi.

6) L’articolo riprende, con il riquadro a pag 14, i famosi otto sintomi di Gardner per diagnosticare la PAS, chiamandoli però criteri; è già stato abbondantemente dimostrato che questi otto sintomi non sono affatto sintomi di malattia21 ma li si ripropone, secondo una collaudata tecnica della comunicazione persuasiva e dell’ipnosi clinica, come ‘criteri’ per richiamare alla mente l’analogia con i ‘criteri diagnostici’ che il DSM pone per i disturbi mentali. Siamo ormai abbastanza smaliziati da saper riconoscere i messaggi subliminali, e questa non è un’operazione limpida.

È una contraddizione in termini proporre dei criteri di individuazione di una condizione; i criteri servono per individuare le malattie, ma si è già detto che un problema relazionale non è una malattia. Insomma, si nega che la PAS, o semplice alienazione parentale, sia una malattia perché ormai questo concetto è insostenibile; si dice che si tratta di un problema relazionale ma poi si ripropongono i vecchi criteri diagnostici di Gardner per la PAS.

Anche per la coerenza dev’essere periodo di ferie.

7) Pag: 14: La comunità scientifica è concorde nel ritenere che l’alienazione di un genitore rappresenti un grave fattore di rischio per lo sviluppo psico-affettivo del figlio.

Non corrisponde al vero che la cosiddetta alienazione parentale costituisca un “grave fattore di rischio evolutivo per lo sviluppo psico-affettivo del figlio” o che “attraverso il rifiuto si vada strutturando una personalità deviante”.

Della cosiddetta alienazione parentale come fattore di rischio per lo sviluppo di un disturbo mentale o di un problema di personalità non ne parla alcun trattato di psichiatra; mentre in tutti i trattati di psichiatria sono riportati come sicuri fattori di rischio per i disturbi mentali proprio le violenze e gli abusi sessuali subiti nell’infanzia. Esiste tutta una letteratura scientifica, evidentemente ignorata dagli esperti in alienazione parentale, che correla le violenze e gli abusi con lo sviluppo di disturbi psicotici nell’età adulta; si riportano solo alcuni di questi lavori22.

Violenze e abusi cui le madri sottraggono i figli proprio con la separazione coniugale, proteggendoli in tal modo dal rischio di sviluppare disturbi psicotici da adulti.

8) Pag. 16: L’alienazione parentale è spesso riscontrata e formalmente riconosciuta all’interno della Consulenza tecnica di ufficio …

Questa affermazione è del tutto risibile; non esiste al mondo un metodo scientifico e oggettivo per individuare la cosiddetta alienazione, che è solo un altro modo di chiamare il presunto plagio dal bambino da parte di un genitore, né esiste un metodo scientifico e oggettivo per stabilire se un bambino sia stato manipolato o meno; il plagio è già stato oggetto dei rilievi della Corte Costituzionale nel lontano 198123. Si parla quindi di aria fritta. Esiste l’arbitrio, ampiamente esercitato proprio dai CTU delle separazioni e affido dei minori; questo arbitrio psico-giudiziario è un vero e proprio abuso contro l’infanzia.

9) Pag. 17: … progetto che miri a recuperare le funzioni genitoriali e a deprogrammare il minore.

La proposta di “de-programmare il minore” come rimedio per la cosiddetta alienazione parentale è semplicemente sconvolgente; dà i brividi la sola idea che una rivista di psicologia abbia dato spazio al suggerimento di due professionisti della salute mentale, un neuropsichiatra infantile e uno psicologo, di ricorrere a metodi di tortura contro i bambini; perché di questo si tratta. La de-programmazione è un metodo di tortura psicologica.

Non so se gli Ordini regionali degli psicologi e lo stesso Consiglio nazionale condividano la proposta di utilizzare metodi di tortura contro i bambini; e se non la condividono che facciano sentire la loro voce invece di continuare a tacere.

DISCUSSIONE

Come emerge dall’analisi dell’articolo pubblicato sul numero di maggio della rivista Psicologia contemporanea, le affermazioni dei due autori in merito al concetto di alienazione parentale sono prive di riscontro scientifico, anzi spesso contraddicono i pareri di autori che con molta maggiore competenza si sono occupati di questo concetto definendolo per quello che effettivamente è: l’opinione personale del Dr Richard Alan Gardner, del tutto priva di un minimo di credibilità scientifica.

E non si comprende, a questo punto, l’insistenza di vari autori su questi concetti antiscientifici; così come non si comprende il senso della pubblicazione di un articolo del genere su di una rivista diretta agli psicologi italiani. Rivista edita da una casa editrice ben nota per il materiale scientifico di alto livello che mette a disposizione della psicologia in Italia. Per questo l’operazione è ancora più incomprensibile.

CONCLUSIONI

Continuare a parlare di PAS o di alienazione genitoriale, o parentale, non è conforme alle più aggiornate conoscenze scientifiche in materia; si è riportata nelle pagine precedenti letteratura essenzialmente internazionale che testimonia la non scientificità di questi concetti, sia quindi ella PAS sia della cosiddetta alienazione parentale che è un altro modo per chiamare la PAS.

Vi si intravede inoltre la violazione di più di un articolo del Codice deontologico degli psicologi.24

È il caso per esempio dell’articolo 125 ma anche di altri articoli del medesimo codice deontologico, come è il caso dell’articolo 526 e dell’articolo 727.

In Argentina il Collegio degli psicologi della Provincia di Buenos Aires ha condannato l’uso della PAS perché contrario al codice deontologico degli psicologi28; in Spagna l’Associazione di Neuropsichiatria ha ugualmente condannato l’uso della PAS29. Recentemente anche il Collegio degli Psicologi di Costa Rica si è pronunciato contro la PAS30.

In Italia si registra ancora questo preoccupante gap culturale e scientifico nei confronti della falsa malattia; disinteresse verso i problemi dei bambini e delle madri o connivenza con quei professionisti della salute mentale che ancora utilizzano concetti antiscientifici?

1Camerini GB, Pingitore M: Alienazione parentale – Il rifiuto di un genitore. Psicologia contemporanea, Mag-Giu 2015. Giunti editore, 2015.

6Vaccaro S, Barea Payueta C: El pretendido Síndrome deAlienación Parental – un instrumento que perpetúa el maltrato y la violencia. Desclée de Brower, Bilbao, Spagna, 2009.

http://www.edesclee.com/products.php/ISBN9788433023315

In italiano: La presunta sindrome di Alienazione Parentale – Uno strumento che perpetua il maltrattamento e la violenza. EdIt 2011.

http://www.editpress.it/cms/book/pas-presunta-sindrome-di-alienazione-genitoriale

Questo testo è di fondamentale importanza per chiunque voglia accostarsi a questa tematica; le autrici hanno esaminato tutti i lavori di Gardner. Le notizie biografiche sono fornite da Gardner stesso nei suoi testi.

7 Buzzi I: La sindrome di alienazione genitoriale. In Cigoli V, Gulotta G, Santi G (a cura di), Separazione, divorzio e affidamento dei figli. Giuffré, Milano, II Ed., 1997, pp 177-188.

8Richard A. Gardner, Recent Trends in Divorce and Custody Litigation, ACADEMY FORUM, vol 29, no 2, at 3 (American Academy of Psychoanalysis, 1985).

10http://aapdp.org/index.php/publications/journal/

Possiamo ipotizzare che Gardner abbia inviato il suo articolo per la pubblicazione sulla Rivista scientifica ma che il comitato scientifico non l’abbia ritenuto meritevole di pubblicazione tra gli articoli scientifici pubblicandolo qundi sulla Rivista delle opinioni. Ma questa è un’ipotesi, il fatto è che l’articolo di Gardner è stato pubblicato come sua opinione personale e non come lavoro di rilevanza scientifica.

12a) Bruch C: Parental Alienation Syndrome: Junk Science in Child Custody Determination. 3 Eur. J.L. Reform 383 (2001). http://heinonline.org/HOL/LandingPage?handle=hein.journals/ejlr3&div=33&id=&page=

b) Bruch C: Parental Alienation Syndrome and Parental Alienation: Getting It Wrong in Child Custody Cases. © 2001 by Carol S. Bruch. This article incorporates, with permission, materials first published in Carol S. Bruch, Parental Alienation Syndrome: Junk Science in Child Custody Determinations, 3 EUROPEAN J. L. REFORM 383 (2001).

https://law.ucdavis.edu/faculty/bruch/files/fam353_06_Bruch_527_552.pdf

c) Bruch C: Parental Alienation Syndrome and Alienated Children – getting it wrong in child custody cases. © Carol S. Bruch 2002. This article incorporates, with permission, materials first published in Carol S. Bruch, Parental Alienation Syndrome: Junk Science in Child Custody Determinations, 3 EUROPEAN J L REFORM 383 (2001) and Carol S. Bruch, Parental Alienation Syndrome and Parental Alienation: Getting It Wrong in Child Custody Cases, 35 FAMILY LAW QUARTERLY 527 (2001). It has been revised to address the English authorities. https://law.ucdavis.edu/faculty/Bruch/files/bruch.pdf

17Una sintesi della letteratura, sia psicologico-psichiatrica sia giuridica, che ha analizzato il concetto di PAS e soprattutto la sua utilizzabilità in Tribunale, è riportata in questo sito: http://www.alienazionegenitoriale.org/

19American Psychiatric Association: Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali, quinta edizione, DSM-5. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014.

20PROBLEMI e non DISTURBI, perché nella terminologia dei DSM la parola disturbo equivale a ciò che prima si chiamava malattia, quindi disturbo mentale significa malattia mentale; i sostenitori della PAS giocano sulla mancata conoscenza dei non addetti ai lavori di queste sottigliezze, e questa è manipolazione. Sono i massimi esperti di manipolazione, ma poi l’attribuiscono agli altri, soprattutto alle madri separate.

21http://www.alienazionegenitoriale.org/docu/pas_e-book.pdf

Sono costretto a riproporre questo e-book ormai datato perché per i sostenitori della PAS è come se il tempo fosse fermo al 1985, le loro menti sono sincronizzate sul tempo di Gardner.

23http://www.cesnur.org/2004/plagio.htm

La Corte Costituzionale abrogò l’art. 603 del codice penale, che prevedeva il plagio come reato, proprio per l’impossibilità del suo accertamento; la cosiddetta alienazione parentale è viziata dalla medesima impossibilità del suo accertamento. Vale la pena riportare le parole esatte della Corte Costituzionale.

«La formulazione letterale dell’art. 603 prevede pertanto un’ipotesi non verificabile nella sua effettuazione e nel suo risultato non essendo né individuabili né accertabili le attività che potrebbero concretamente esplicarsi per ridurre una persona in totale stato di soggezione, né come sarebbe oggettivamente qualificabile questo stato, la cui totalità, legislativamente dichiarata, non è mai stata giudizialmente accertata. Presupponendo la natura psichica dell’azione plagiante è chiaro che questa, per raggiungere l’effetto di porre la vittima in stato di totale soggezione, dovrebbe essere esercitata da persona che possiede una vigoria psichica capace di compiere un siffatto risultato. Non esistono però elementi o modalità per potere accertare queste particolari ed eccezionali qualità né è possibile ricorrere ad accertamenti di cui all’art. 314 c.p.p.. non essendo ammesse nel nostro ordinamento perizie sulle qualità psichiche indipendenti da cause patologiche. Né è dimostrabile, in base alle attuali conoscenze ed esperienze, che possano esistere esseri capaci di ottenere con soli mezzi psichici l’asservimento totale di una persona

25Art. 1: Le regole del presente Codice Deontologico sono vincolanti per tutti gli iscritti all’Albo degli psicologi. Lo psicologo è tenuto alla loro conoscenza e l’ignoranza delle medesime non esime dalla responsabilità disciplinare. Le stesse regole si applicano anche nei casi in cui le prestazioni, o parti di esse, vengano effettuate a distanza, via Internet o con qualunque altro mezzo elettronico e/o telematico.

26Art. 5: Lo psicologo è tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione e aggiornamento professionale, con particolare riguardo ai settori nei quali opera. La violazione dell’obbligo di formazione continua, determina un illecito disciplinare che è sanzionato sulla base di quanto stabilito dall’ordinamento professionale. Riconosce i limiti della propria competenza e usa, pertanto solo strumenti teorico-pratici per i quali ha acquisito adeguata competenza e, ove necessario, formale autorizzazione. Lo psicologo impiega metodologie delle quali è in grado di indicare le fonti e riferimenti scientifici, e non suscita, nelle attese del cliente e/o utente, aspettative infondate.

27Art. 7: Nelle proprie attività professionali, nelle attività di ricerca e nelle comunicazioni dei risultati delle stesse, nonché nelle attività didattiche, lo psicologo valuta attentamente, anche in relazione al contesto, il grado di validità e di attendibilità di informazioni, dati e fonti su cui basa le conclusioni raggiunte; espone, all’occorrenza, le ipotesi interpretative alternative, ed esplicita i limiti dei risultati. Lo psicologo, su casi specifici, esprime valutazioni e giudizi professionali solo se fondati sulla conoscenza professionale diretta ovvero su una documentazione adeguata ed attendibile.

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