pallone Un mondiale da dimenticare, dove il delirio, la superficialità, il cattivo gusto, il disimpegno sono state le linee guida di una cultura decadente e becera  che, con la velocità di un predatore, si sta divorando i valori umani sui quali era stata costruita la civiltà occidentale, anche quella sportiva.

L’uomo è tornato ad essere schiavo dei suoi idoli, asservito al denaro, al gioco, agli interessi, alla moda, al calcio, alle nuove divinità della politica spettacolo, piegato alle suggestioni della comunicazione, che assomiglia sempre più ad un corso avanzato di PNL (programmazione neurolinguistica) piuttosto che allo strumento per informare le persone e formare la coscienza di un popolo.

Questi mondiali di calcio sono il simbolo di una purulenta decomposizione del corpo della coscienza sociale, devitalizzata da decenni di politica spazzatura, televisione spazzatura, sport spazzatura, informazione spazzatura, sesso spazzatura, letteratura spazzatura.

Solo un esempio fra tutti: la Repubblica di oggi 26 giugno (ma la critica è estensibile al 90% dei quotidiani italiani) dedica le prime undici pagine alla sconfitta dell’italia del pallone e relega ad uno scarno articolo a pag. 23 il rapimento in Nigeria di 90 ragazzine, bambine e bambini da parte di Bobo Haram.

Questo si chiama delirio informativo, percezione distorta del significato degli eventi.  Assistiamo impotenti all’apocalisse culturale di modelli informativi completamente asserviti alla decadenza.

Spot-Rai-Mondiali-660x330 L’immagine eloquente del delirio nel quale siamo precipitati è il Cristo vestito con la maglia azzurra, una volgarità di dimensioni colossali, un segnale di pericolo.

E’ scomparsa la coscienza critica dall’informazione di massa e siamo oramai al punto di non ritorno, al momento cioè in cui le sentinelle (giornalisti), coloro cioè che per mestiere dovrebbero sollecitare la nostra attenzione sulle questioni gravi e reali che investono il pianeta e la nostra nazione, sono i primi ad alimentare una sorta di pericolosissima distrazione di massa.

Il popolo brasiliano ha cominciato l’anno scorso a scendere in piazza per protestare per le spese faraoniche di questi mondiali, per gli sgombri forzati, per le famiglie rimaste senza un tetto, bambini buttati per le strade, servizi sanitari inesistenti, per rivendicare i diritti di un popolo che soffre un’ingiustizia sociale medioevale, per ricordare che milioni di bambini vivono per le strade e sono carne da macello per il mercato del sesso.

Il Movimento per l’Infanzia si è mosso per tempo, con una bella idea che è diventata una petizone, con un’informazione quotidiana, con approfondimenti, con testimonianze dirette, aprendo una pagina dedicata (un altro mondo, un altro mondiale).

Tutto inutile, nessuno ne ha parlato, neppure una riga nelle undici pagine di Repubblica di oggi dedicate al delirio mondiale.

Il Movimento per l’Infanzia (con una parte sensibile del web), sempre in prima linea per i diritti dei bambini, ha cercato di urlare il proprio sdegno,  lo sgomento, l’ipocrisia, ma nessuno più, in questo mondo che cade a pezzi, sente parole che hanno a cuore la dignità dell’uomo, dei bambini, il popolo è addomesticato e segue il canto avvelenato della schiavitù culturale, dell’asservimento etico, dello smarrimento morale.

L’unica speranza per il popolo è rimasto il popolo e questo delirio mondiale dimostra che l’ora di svegliarsi è suonata da un pezzo.                     Girolamo Andrea Coffari, presidente del Movimento per l’Infanzia

Circa l'Autore

Movimento Infanzia

Leave a Comment